Sunday, May 08, 2011

RACCONTI DI .... CLASSE.

"19 ragazzi eccezionali. Non ho proprio nulla da lamentarmi. Un concentrato di ottima educazione, preparazione e, soprattutto, di attenzione verso i programmi della scuola e la solidarietà con la classe. Si. Certamente non sono tutti allo stesso livello. C'è chi è più preparato e chi quel tantino meno ma la solidarietà tra i compagni fa si che con l'aiuto degli altri quei pochi raggiungono comunque livelli di preparazione accettabili".
Si parla così a cena in casa di amici e Maria, una insegnante di matematica di 4° liceo scientifico, così parla della sua classe " eccezionale".
Mi piace sentirla parlare e mi piace anche immaginare una scuola diversa da come la conosciamo o da come i media ce la propongono.
"Due ragazzi, solo due ragazzi, di questa mia classe non raggiungono la sufficienza nella mia materia. Ed anche in qualche altra, a sentire i miei colleghi. Ma non me la sento e non ce la sentiamo di "bocciarli", anche se lo meritano. Sarebbe un trauma per loro e per i loro compagni. Vedrebbero così finire una amicizia, una solidarietà, che va avanti già da quattro anni. No. Non ce la sentiamo proprio! Sarebbe una cattiveria immane. Piuttosto impiegheremo, io e i miei colleghi, qualche ora in più di lezione per questi due ragazzi per portarli a livelli di preparazione accettabili ma non sopporto l'idea di far ripetere a loro l'anno scolastico. Sarebbe una cattiveria verso il resto della classe. No. Proprio no"!
L'annuire, con il gesto del capo, dei miei amici e delle loro mogli è un segno evidente di apprezzamento per il gesto che Maria, ed i suoi colleghi, si propongono.
La solidarietà è sempre ben vista come un gesto disinteressato, nobile e come tale va premiato e Maria, con un gesto misto a orgoglio e misericordia, accetta i taciti complimenti di noi tutti. Di quasi noi tutti. Perchè io, ad un tratto, o perchè non riesco a tacere o perchè il Nebbiolo, quell'ottimo Nebbiolo, oltre ad essere eccezionale era quel tantino di troppo sincero ed alcoolico, chiedo a Maria: "Ma, dimmi un po'! Non è che, per caso, bocciando, tu ed i tuoi colleghi intendo, questi due ragazzi, avresti, l'anno prossimo, una classe di 17 alunni che sarebbe, per forza di cose, accorpata con altre e, quindi, alcuni di voi insegnanti, sareste trasferiti in altri istituti scolastici della città o, peggio ancora, della provincia"?
"Ma che dici? Che c'entra? Ma, guarda un po! Che debbo sentire"! ripete Maria senza, comunque, rispondere alla mia domanda. "E poi ci lamentiamo perchè va tutto così male! Ce lo meritiamo proprio questo governo e questa gente! Non abbiamo più nè valori nè democrazia"! Continua alzando ancora di più la voce ma avendo cura di non rispondere.
Tutti noi abbiamo comunque capito la verità ed il compito di togliere me dall'impiccio e calmare il clima che si è creato spetta Veronica, moglie del mio amico e padrona di casa, che porta in tavola un fantastico pasticcio di lasagne molto più genuino anche se meno unto di solidarietà e buoni proponimenti.
Credo che avrò un'amica in meno e mi accorgo che Maria ha

NAUSEA
:-(

Wednesday, April 20, 2011


Non mi interessa parlare del problema dell'energia che attanaglia l'occidente e la nazione come non mi interessa parlare del problema scuola ed università come del lavoro che non c'è ed è sottopagato, degli stipendi che non bastano più per sopravvivere, della fame del mondo, delle morti per fame e delle guerre e della sanità e della criminalità e della "monnezza" di Napoli e di tutte le piaghe che gli Dei dell'Olimpo e quelli del Sinai e dell'Etna offrono all'umanità tutta.

Ma voglio gridare la mia rabbia contro quella fottutissima Compagnia di Assicurazioni - obbligatoria per legge - che per il mio Beverly 200 ha chiesto un "premio" per l'anno in corso di 445 euro a fronte di 285 euro che ho pagato l'anno scorso.

E poichè non posso non pagare e lo
scooter mi è utilissimo, l'unica cosa che posso fare è maledire l'Italia miserabile e pezzente dove io abito, maledire i politicanti da strapazzo che si ostinano a governare e male, gli Avvocati, i Giudici di Pace ed i Medici Legali che concorrono alla grande truffa contro gli automobilisti ed i motociclisti.

E, come gridava Vito Catozzo, gran personaggio di Zelig, anch'io vi maledico e grido "PORCO IL MONDO CHE C'HO SOTTO I PIEDI" !


NAUSEA
:-(

Saturday, April 16, 2011

ARRIGONI ovvero MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE.

Vittorio Arrigoni è morto.

Vittorio Arrigoni è stato ucciso da un salafita: insomma da un arabo , uno di quelli che sempre e comunque mostra le natiche ad Allah ogni giorno, e per diverse volte al giorno.

Vittorio Arrigoni ci mancherà e ci mancheranno i suoi strali contro Israele.

Ci mancherà la sua contabilità certosina e maniacale delle morti di Gaza.

Ci mancherà il suo agitarsi come un criceto all'interno di autoambulanze.

Ci mancheranno le sue invettive persino contro un pacioso anche se non pacifista Saviano colpevole di aver detto: " Un centinaio di nazioni formano lo Stato di Israele" (vero!) oppure "Tel Aviv è una città pacifica e vivibile".

Ci mancherà il suo aspetto che con cura stava costruendosi: la pipa che ci ricordava qualcuno, il basco che ci ricordava qualcun altro.

Ci mancheranno i servizi fotografici dei cadaveri, dei mutilati e dei bambini (Oh! i bambini!) uccisi dai "sionisti".

A dire il vero sono sempre mancati i suoi giudizi sui terroristi di Hamas ma non ha importanza. Le sue opinioni sui razzi Qassam ma non ha importanza. Non è più importante.

A sentire la madre, come da volontà di Vittorio, il corpo rientrerà in Italia attraverso il valico di Rafah tra Gaza e l'Egitto e non attraverso la via più comoda e più breve dell'odiato Israele.

Vittorio Arrigoni è morto ed, a pensarci bene, credo che sopravviverò alla sua dipartita! Che


NAUSEA
:-(

Wednesday, April 06, 2011

Cos'è mai la vita ?

La grassa pallavolista di una squadra di promozione, il cui nome non ricordo e ritengo non sia importante ricordare, è seduta su uno sgabello vicino al conduttore e ad altre due comparse all'interno di un piccolissimo studio televisivo privato, dai colori sgargianti e dalle luci regolate da un tecnico ubriaco.
I volti "sparano" per la mancanza assoluta di trucco e le voci si accavallano per una mancanza di regia ed una latitanza di tecnica audio.

Del resto la rete televisiva ha una copertura appena comunale se non proprio condominiale. Il segnale televisivo è scarso come è scarso il programma sportivo condotto da un "giornalista" che si agita nel porre domande sull'ultima partita alla scarsa ospite e nel frapporre interminabili e noiosi
spot pubblicitari delle aziende della zona: la "pizzeria Gennaro a Marechiaro " o "Sarah abiti da sposa e cerimonia" oppure "La Clinica dell'Auto di Orazio Procopio".

Le domande alla cellulitica "campionessa" del momento sono sempre le stesse: come "è andata" la squadra? Si poteva fare di più? Cosa ci puoi dire per il futuro?

Ed idiote sono le risposte: "Stiamo vivendo un momento di grazia che, grazie all'impegno nostro e del mister, durerà ancora a lungo". "Siamo motivate ..." "Daremo il massimo...".

Attendo con ansia la domanda che il "giornalista" porrà . Lo so! La porrà perchè è ottuso e limitato come l'intervista, come la rete televisiva "Tele International" da dove trasmette, come lo studio che dopo trenta minuti di trasmissione, a vedere i volti lucidi degli ospiti, sembra essere più un forno. Ed eccola infatti dopo circa mezz'ora di domande insulse, risposte idiote e pizzerie, macellerie, scuole guide ed altre italiche piccole imprese: "Mi devi permettere questa domanda. Cosa è per te la pallavolo?" e la coglionazza : "Per me la pallavolo è ... è ... la vita!"

"Vuoi ringraziare qualcuno in particolare?" chiede inebriato il conduttore. "Si. La mia mamma che ha creduto in me" risponde la giunonica sportiva mentre la regia tentando un primo piano degli occhi dove si intravede una lacrimuccia o una goccia di sudore che lo studio a microonde provoca, prima sbanda sulla destra inquadrando una delle due comparse che sbadiglia senza ritegno alcuno e poi ritorna sul viso della sportiva non riuscendo in alcun modo a mettere a fuoco l'immagine del soggetto.

Vorrei telefonare allo studio per chiedere alla chiappona se potesse cosa farebbe per il mondo e l'umanità ed aspetterei con ansia la risposta: "Vorrei che finissero le guerre e la fame nel mondo!" ma lo studio televisivo non ha neanche un numero di telefono e forse neanche un telefono. L'emittente è il niente assoluto ed io ho rabbia. Una rabbia che mi dà


NAUSEA

:-(

Tuesday, March 08, 2011

LAVORO



"L'Italia è una repubblica democratica" e potrebbe concludersi così il primo capoverso del primo articolo della Costituzione italiana ma noi italiani siamo per il gusto dell'eccezionale, per la ricerca della particolarità, un po' - o forse troppo - bigotti ed allora ecco che i polverosi padri costituenti, vecchi da sempre ed illuminati più di un neon e, chissà perchè, con un sapiente tocco, a mio parere, di basso lirismo hanno ritenuto aggiungere "fondata sul lavoro".


Non ho mai capito il perchè di questo svolazzo letterario giuridico che mi ostino semplicemente a chiamare ammennicolo. Mi viene in mente la più celebre frase di un Dio cattivo e noioso "...Uomo, tu lavorerai con gran sudore" e come se la cosa non fosse bastevole tieni il resto "E la terrà produrrà spine e sofferenze".

Vuoi vedere che l'aggiunta dell'orpello in questione è dovuta per ottenere le grazie di un Vaticano sempre e comunque presente?

Resta il fatto che queste tre parole risultano essere, oggi più che mai, vuote ed insulse.

Lavoro non ce n'è o esso è poco e di scarsa remunerazione nè lo Stato si preoccupa più di tanto per crearlo o proteggerlo nonostante il primo capoverso della Costituzione Italiana che magistrati, politici, saltimbanchi, puttane e politicanti di avanspettacolo difendono a spada tratta.

Ma dove lo Stato è assente è un programma televisivo che cerca di risolvere una, anche se pur piccolissima, parte del problema della disoccupazione.

La 7 manda in onda "Il Contratto - Gente di talento" dove tre concorrenti - "non concorrenti ma candidati!" rimprovera stizzito un ometto esaminatore che per dignità nasconde la faccia - si affronteranno di fronte all'occhio indiscreto delle telecamere ed al termine una azienda sceglierà il migliore che come premio avrà un milione di euro.

No.

Un viaggio per due persone ai tropici.

No.

Ma allora cosa?

Firmerà niente di meno che un contratto a tempo indeterminato.

Al peggio non c'è mai fine ed infatti anche l'inutile e tronfio ammennicolo costituzionale è diventato un programma. Dite un po': ma non avete anche voi


NAUSEA ?
:-(

Tuesday, March 01, 2011

EURABIA


L'avevo già previsto qualche settimana fa. Non ho alcuna capacità divinatoria e non bisogna essere necessariamente maghi per prevedere quanto sarebbe accaduto. Due più due fa sempre e deve fare quattro; anche per gli arabi-beduini.

Oggi il Nord-Africa brucia. Brucia per colpa di folli capi di stato nominati tali dal loro Allah in persona. Dittatori stupidi e spietati capaci solo di affamare il proprio popolo e di sterminarlo sia per fame che per miseria.

Come i mariti dispettosi, che si evirano per fare un torto alla moglie , gli stessi stupidi dittatori minacciano di bruciare i pozzi petroliferi che costituiscono l'unica ricchezza delle loro nazioni. Capaci di ultimi e violentissimi colpi di coda, arruolando mercenari, di annientare masse esauste, ignoranti ma comunque pronte a morire affrontando il fuoco che cannoni e aerei militari offrono senza risparmio.

La morte non è poi tanto differente dal tipo di vita che viene loro offerta e che conducono.

Oggi il Nord-Africa brucia e brucerà ancora ed enormi masse si incominciano a muovere verso l'Europa e portano con loro oltre ai ricordi di miseria e di niente, le loro usanze e costumi fatti di superstizione e religione e di natiche in aria per cinque volte al giorno.

Saprà l'Europa accoglierli ed educarli a vivere in un mondo ed in un modo più civile ed umano? E, soprattutto, vorranno loro abbandonare le loro supertizioni, gettare alle ortiche il Corano e sapranno rapportarsi con l'umanità che li accoglierà o entreranno in contrasto con la civiltà europea? In contrasto violento?

Una nostra scrittrice, da poco passata a miglior vita, parlava di una teoria del complotto, parlava dell'Eurabia come "la più vasta cospirazione che la storia moderna abbia creato".
Spero tanto che che Oriana si fosse sbagliata ma non posso negare che la cosa mi dà


NAUSEA

:-(

Tuesday, February 01, 2011

MEDITERRANEO

Quanto costa un chilo di pane? Quanto vale un chilo di pane? A sentire e, soprattutto, a vedere le cronache di questi giorni riguardanti la sponda meridionale del Mediterraneo, un chilo di pane costa la vita a molti e il potere ad alcuni.

Il prezzo è assolutamente caro, proibitivo. Ma si deve pagare perchè la civiltà lo impone e lo pretende ed è giusto che sia così.
Quelli ad avere più fame sono i giovani. Hanno fame di futuro. Una fame atavica.

Credo sia stato Napoleone a dir che nella pancia si vede il coraggio di un buon soldato e questi giovani sono affamati e coraggiosi.

Il tutto ha inizio con l'aumento dei prezzi della farina e dei prodotti di primissima necessità ed in Tunisia, strozzata perennemente dalla disoccupazione e dalla ricchezza che non viene distribuita equamente tra la popolazione, iniziano le prime manifestazioni civili, i primi scontri con le forze dell'ordine un tantino meno civili, i primi morti, assolutamente incivili, e, finalmente, qualche aereo, carico d'oro, parte.

Si, perchè Ben Alì, il presidente tunisino imposto da Allah e non da elezioni popolari, se deve proprio lasciare quella terra ritiene giusto portare con se, oltre alla moglie, anche qualche quintale d'oro, per le prime necessità!

E poichè la rivoluzione ha un proprio fascino segreto ed un proprio potere infettivo, si estende prima nell'Egitto di Mubarak - anche lui voluto da Allah -, trema la Libia, si agita l'Algeria e ho letto anche che nazioni mediorientali evolute (sigh!) come la Siria cerca di affrontare la situazione senza alcuna concessione alla popolazione ma ... allertando l'esercito.
Già, perche il popolo una volta era per Assad oggi, invece, è inc Assad ! - mi vergogno come un ladro per la battuta da due lire ma mi piaceva troppo -

E' di oggi un'intervista a Bashar al Assad - che sempre lo stesso Allah ha voluto come presidente della Siria - il quale al solito stupefatto giornalaro del Wall Street Journal dichiara: "Il mondo arabo è malato".

Per notizia è opportuno far presente che Bashar al Assad - a mio parere uno dei virus della malattia del mondo arabo - è il figlioletto 45enne al potere dal 2000 dopo la morte del padre Hafez - testa di fiasco - che ha governato - sempre perchè così ha voluto Allah - per tre decenni e con pugno di ferro la Siria.

Ritorniamo all'intervista. Bashar "virus" al Assad dichiara che il mondo arabo è in preda ad una specie di malattia causata da decenni di stagnazione - come se 40 anni di potere di padre e figlio non fossero proprio una delle cause - e continua con una frase da ricordare per un suo - speriamo immediato - epitaffio: "e dove c'è stagnazione ci sono inquinamento e microbi". Sublime!

Ciò che succede agli altri paesi del Mediterraneo non può accadere in Siria proprio perchè già da tempo è stato avviato un percorso di riforme "per coinvolgere il popolo nel processo decisionale" in elezioni municipali, verso una nuova legge sulla stampa ed altre amenità di eguale spessore nonostante lo Human Rights Watch accusa il "giovinetto" di detenere dissidenti ed attivisti per la difesa dei diritti umani ed impedire la libertà di espressione. Cosa da poco!
Bashar "virus" al Assad conclude l'intervista dichiarando che nella scala delle priorità della sua nazione canaglia "la sicurezza viene per prima e l'economia la successiva".

Sarà che per rendere sicuro il "suo" popolo che nelle ultime settimane sono state impresse ulteriori restrizioni ad internet ed ai social forum online.

Credo proprio che a breve potrebbe partire qualche altro aereo carico d'oro e del beduino Bashar "virus" al Assad ed io mi sento bene e non ho
NAUSEA
:-)

Thursday, January 27, 2011

AGGRAZIATE & DISTRAZIATE


Un po' per la neve ed il freddo ed un po' perchè, ultimamente, ho poco da fare, mi piace passare qualche ora di più in casa e, come succede in questi casi, la televisione è di compagnia.


Ho seguito in questi ultimi tre giorni uno spettacolo a quiz conosciutissimo su Canale 5: Chi vuol essere Milionario.


Una casalinga di Pavia, Michela De Paoli, con la passione della lettura che si porta sin da piccola, dichiara con molta umiltà di leggere di tutto e a tutto si interessa. Pensa un po': ha trovato interessante persino il Manuale delle Giovani Marmotte.


Per farla breve ha vinto un milione di euro rispondendo a tutte le domande con molta serenità, con intelligenza e con la grazia che solo le persone umili sono in possesso.


Si, lo so, non c'è cultura in tutto il programma ma solo "abietto nozionismo" ma si tratta comunque di uno spettacolo televisivo e non di un barboso seminario di saccenti che storcono il naso di fronte a simili spettacoli. Il sapere non è cosa da poco ed è, comunque, per pochi e tra questi non trova spazio una comunissima, bruttina, disoccupata casalinga di Pavia.


Ma lo spettacolo televisivo finisce e Canale 5 deve dare spazio al telegiornale ed ai titoli che più interessano agli italiani: Berlusconi e Ruby Rubacuori, il Presidente del Consiglio e Maristella Polanco e Barbara Faggioli e Nicole Minetti e Iris Berardi e Arisleida Espinosa e Barbara Guerra e le gemelline Eleonora e Concetta De Vivo e Elisa Toti e via dicendo.


Su un altro canale Mediaset uno spumeggiante ed eccitato eunuco, viscido nell'aspetto e nel suono della voce, conduce uno spettacolo che di "sapere" ha solo il titolo perchè in greco ed intervista una "gallina" pettoruta e seminuda che parla di scempiaggini rendendo lo spettacolo da insulso ad inutile.


Non se ne può più! Non ne posso più! Vorrei che tutto questo "puttanaio" sparisse dalle cronache, dai media dalla testa di noi tutti. Basta non se ne può più!


E vorrei anche che una comunissima, semplice casalinga di Pavia potesse essere invitata per un colloquio di lavoro: avrebbe molto da dare ed avremmo molto da ricevere in esempio.


Ma temo che Michela de Paoli aspetterà ancora qualche impiego. Non è giovanissima, non ha un seno abbondante e neanche rifatto, non è seminuda. E' solo curiosa ed intelligente ed io ho

NAUSEA
:-(

Friday, December 10, 2010

MALA TEMPORA CURRUNT ...


Da qualche tempo sono solo in casa. Mi piace stare da solo con i miei pensieri se non fosse proprio per i miei pensieri. Si avvicinano alla mente, prima sottili come carezze, poi subdoli come sicari sino a lasciare spazio all'ansia, al panico.

Le bollette, le assicurazioni, e l'I.V.A., i mancati incassi di una clientela sempre più in crisi, sempre più carica di ... pensieri.

Fuori le luci dei negozi per il prossimo Natale cercano in tutti i modi di essere più sfavillanti e più calde ma mi danno più tristezza che gioia.

Ascolto l'ultimo cd di Zucchero e quella musica proprio non aiuta, non invoglia all'ottimismo.

"Mala tempora currunt" diceva un romano antico. Chissà se rivolto ai suoi tempi o oracolo dei nostri.

Passerà. Tutto passa. Speriamo.

L'antico romano aveva anche aggiunto "... sed peiora parantur" ma certamente non sarà passato alla storia per questo suo seguito.

Maledizione! Quando lo cerco non lo trovo mai. Dove l'avrò messo? Maalox maledetto dove sei? Ho


NAUSEA


:-/

Wednesday, October 13, 2010

MONTANARI


Mi è capitato di scrivere sul mio Blog diversi post trattando i più disparati argomenti spesse volte caldi ed attualissimi come i Musulmani e la loro assurda religione o la Politica da operetta del nostro Paese e mai, sino ad ora almeno, ho ricevuto i commenti accalorati, agitati, esagerati di quella gente che mi piace chiamare "popolo della montagna".

Chi l'avrebbe mai detto?

A dire il vero un po' di ragione l'hanno pure dal momento che, in due occasioni, ho trattato un argomento del quale non so assolutamente nulla: l'alpinismo.

Ebbene si! Non capisco assolutamente niente di imbracature, cunei, corde, camme, rampini, moschettoni e via dicendo.
Non so cosa significhi "bouldering" nè che vuol dire "indoor" e tantomeno perchè una arrampicata si chiami "sportiva" mentre un'altra "tradizionale".
Non ho mai visto il massiccio del Monte Bianco nè le Dolomiti e l'unica mia esperienza alpina si riduce in una passeggiata su di un cratere dell'Etna dove sono giunto a bordo di una Jeep.
Non lo so, non mi sono mai preoccupato di saperlo nè, nonostante tutto, mi interessa.

La mia conoscenza della materia ha inizio e fine negli annunci della stampa nazionale che scandiscono, come un rubinetto rotto, le perdite in vite umane degli
aficionados della montagna, ultimo dei quali, a sentire loro, un grande dell'arrampicata libera: Kurt Albert.

Riconosco le mie colpe. Ho dato dell' "idiota" a quest'ultima vittima ma, non voleva essere una offesa alla persona ma al suo modo di intendere, di concepire, quello sport.

Porgo, quindi, le mie più sentite scuse a chiunque si sia sentito offeso dai miei scritti ad iniziare dall'Ironman della Valfurva che oltre ai gadget degli sponsor ha anche un nome - Marco Confortola - a Kurt Albert il cui ricordo è ancora vivo tra gli abitanti della montagna e a tutti, insomma.
:-)

Wednesday, September 29, 2010

L'IDIOTA

Albert Einstein diceva che :“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro circa l’universo.” Sante parole.

Già precedentemente mi è capitato di scrivere sul conto dei nostri eroi moderni .
E non parlo di generali comandanti di truppe volte a difendere i suoli patri o della comunissima gente che giorno dopo giorno è costretta a vivere con due soldi che, sempre ed in qualsiasi caso, debbono quadrare un bilancio per il quale ne necessitano più di quattro.
No. Gli eroi moderni sono chi riesce a vivere dentro una casa circondata da microfoni e telecamere o su di un'isola caraibica a fingere di essere i nuovi Robinson oppure ancora alpinisti che affrontano le vette più alte del pianeta per poi piantare su una bandierina oppure accompagnare alla morte povera gente che rischia la vita e muore per pochi dollari e per la gioia dell'idiota di turno che poi rilascerà interviste e foto dell'impresa.

Parlerà, a tal proposito, dell'asprezza della montagna e di come l'uomo è riuscita a dominarla e cazzate del genere. Ometterà,
invece, di riferire, o per pudore o per distrazione, dei contratti con sponsor. Perchè, si sa, l'uomo, come l'anima, è etico ed estetico, virtù ed interesse, cuore e pancia.
Vorrei ricordare al riguardo il nostro Marco Confortola, l'Ironman della Valfurva, l'uomo d'acciaio della Valtellina, che dopo avere accompagnato a morire tre nepalesi morti di fame il buon Dio ha ritenuto opportuno congelargli i piedi e dare ai medici l'incarico di amputarglieli sperando, in tal modo, che con quei moncherini il nostro ritenesse opportuno rimanere più a casa vicino ai suoi affetti.

Sappiamo che la mamma degli idioti è sempre incinta ma, per fortuna, ogni tanto la stessa piange per la morte di un suo stupido figlio.
Leggo che Kurt Albert è morto.
Dalla stampa apprendo che questi è precipitato per 18 metri sulla via ferrata "Hoehengluecksteig". Mai sentito parlare prima nè dell'alpinista nè della via ferrata e credo di essere venuto su bene lo stesso nonostante queste mie imperdonabili lacune.

Leggo anche che è stato lui che ha coniato il termine "rotpunkt" nel 1975 per indicare una salita libera, senza aiuti artificiali di nessun tipo. Che bestialità!
Oggi l'idiota non c'è più. L'idiota è morto. E se prima ai più era sconosciuto oggi sarà assolutamente cancellato dalle memorie e credo che l'umanità saprà sopravvivere a questo lutto sempre e comunque.

NAUSEANTE

:-(

Wednesday, August 25, 2010

ATTILA FLAGELLO DI DIO



"Mi faresti un favore grande ... grande ... chessò ... quanto una casa ?" non è una domanda, anche se può sembrare, ma un ordine perentorio a cui segue una malcelata, infida e sottintesa minaccia del tipo "Se mi dici no giuro che ...".
"Dai su! ti prego! si tratta di sei giorni, meno di una settimana!" è l'espressione pietosa che segue alla prima richiesta.
"Non saprei come altro fare e poi ... so che in fondo in fondo piace anche a te!"
"Avanti - dico io - spara! che ti serve?"
"Attila!" dice il mio amico. Solo tre sillabe: At-ti-la.
So di chi parla e già capisco cosa vuole.

Attila è un gatto soriano, il suo gatto. Un felino di sei chili, grigio e striato, con un chilo di unghie affilate. Dove passa lui non resistono tende, piangono fodere di divani e gridano vendetta le poltrone.
Chi lo conosce perde la fede in Dio.
Attila è un'arma di distruzione di massa.

"Ma non se ne parla proprio!" dico io "ma per carità!"
"Guarda! ti dò le chiavi di casa. Una volta al giorno ti fai vedere, gli dai una bustina di cibo, un po' d'acqua e se puoi gli cambierai la lettiera. Nient'altro. Pochi minuti al giorno ... per sei giorni!"
"Ma porcaput..." è l'imprecazione che mi si strozza in gola.
"Si? si? e dai! si?". Accenno un si con il capo e subito mi trovo in mano le chiavi dell'appartamento del mio amico.

Alle 18.00 circa raggiungo casa. Apro e Attila è già lì, appena dietro la porta. Mi si struscia sulla gamba e mi saluta con un fievolissimo "
miaooo" poi si alza sulle zampe posteriori e si affila le unghie sui miei jeans e sulle carni del mio polpaccio. Lo accarezzo e lui, il maledetto, si struscia alzando la sua coda.
Come da accordi gli preparo la cena, verso un po' d'acqua nella ciotola e, approfittando della sua attenzione per il cibo, vado via da casa.
Facile. E' stato facile dopo tutto.

L'indomani, un po' più tardi, verso le 20.00, ritorno in quella casa ed Attila mi accoglie miagolando più forte come a mostrare il suo disappunto per il mio ritardo. Corre verso la cucina ed incomincia a girarmi tra le gambe come se mi volesse far premura a servigli il pranzetto.
Velocemente ingoia il contenuto della bustina che qualche secondo prima avevo versato nella ciotola e con un balzo salta sul divano straiandosi vicino a me.
Gira la testa verso il basso e capisco che ha voglia di coccole.
Gli gratto la gola ed inavvertitamente scendo delicatamente verso la pancia. La mia mano viene bloccata dalle zampe e dalle unghie anteriori mentre le posteriori con una serie di due-tre strattoni mi graffiano tutto il braccio interno. La sensazione è la stessa di aver toccato un filo elettrico scoperto. Una scossa secca ti attraversa il corpo e dall'interno di esso si eleva al cielo una imprecazione quasi simile ad una bestemmia.
Ma Attila rimane lì a testa eretta e straiato su di un fianco sul "suo" divano.
Mi avvicino alla porta di ingresso e vado via. Ne ho avuto troppo e per oggi può anche bastare.

"Ah! se sapesse! Lei non mi crederà! Ma stanotte ... Oh mio Dio! Stanotte! Non siamo riusciti a chiudere occhio!" mi dice la signora vicina di casa del mio amico sentendomi aprire la porta e venendomi incontro.
"Buongiorno signora! Cos'è successo?" chiedo.
"Il gattino, il gattino del suo amico, ha miagolato per tutta la notte! Poverino si sente solo! Faccia qualcosa! Lo faccia anche per me. Sa! Sono anziana, dormo poco la notte e per quel po' sono stata svegliata da quel miagolio .... straziante! Veramente straziante!" Mi dice la signora e con questa sua richiesta ermetica e sibillina mi fa capire di prendermi più cura del "gattino" anzi di prendermi proprio il "gattino" e portarlo via da quella casa e possibilmente non ritornare più.
"Ma certo signora!" dico io ed aggiungo "Lo porterò con me oggi stesso! Contenta?"

Attila sembra aver capito il programma e mi gira attorno strusciandosi ancor più di prima. Lo prendo in braccio e dopo aver aperto la portiera della mia auto lo adagio sul sedile. Il tempo di girare e lui si adagia per lungo sulla cappelliera.

Giunto a casa ho il tempo di fare scendere il gatto dalle mie braccia che subito, con un balzo leggero e silenzioso, salta su di un cuscino del divano. Socchiude gli occhi e incomincia a "ronfare". E' il nuovo padrone di casa in assoluto. Si muove con grazia, senza paura alcuna, con padronanza.
Passano gli ultimi tre giorni con il mio nuovo inquilino senza grossi traumi e senza eccessivi danni. Piange un cuscino squartato e soffre una tenda che avrei voluto cambiare già da tempo. Il dorso delle mie mani e le mie braccia portano i segni dell'affetto del "gattino" ma passeranno!

"Tieni! portatelo e non mi chiedere più favori simili!" dico al mio amico.
"Grazie, grazie ancora. Ma si è comportato veramente male? Scusami ancora." mi dice e dopo aver preso in braccio Attila va via.

Finalmente mi sono tolto di mezzo quel peso! Non ne potevo più! Ah.!!!.. finalmente solo! Solo! Troppo solo! Cerco con gli occhi Attila che è andato via. Lo riesco a vedere anche se non è più con me.
Riesco ancora a sentire il suo "
purr... purr..." a sentire la vicinanza ed il calore del suo pelo morbido.
Non c'è più. Finalmente. Ed io sono solo, tremendamente solo ed ho


NAUSEA

:-(

Friday, August 13, 2010

GENERAZIONE AL PLASMON


Quando vado a casa dei miei mi piace stare qualche minuto solo nella stanza che continua ad essere mia e rovistare fra le mie cose. Ogni oggetto continua a trovarsi nello stesso posto dove l'ho lasciato e anche se non ha alcun valore commerciale è per me importante. I ricordi riaffiorano sempre con dolcezza. Quest'anello in argento mi fu donato da una mia amica a cui volevo un bene più grande dell'amicizia e che non ebbi mai il coraggio di confessare. Questo giornalino invece lo ricevetti in dono da un mio compagno di classe prima di trasferirsi presso un'altra città.

Non mi piacciono i ricordi. Mi fanno stare male. I ricordi ti gridano quanto tempo della tua vita è trascorso e quanto inutilmente. Ti urlano quello che avresti potuto essere, chi eri e chi realmente sei diventato e sei. Adesso non puoi più farci niente anche se credi che potresti far qualcosa. Non è bello vivere dei ricordi e non è bello averne.

Ma da dentro un cassetto dello stesso mobile ecco che intravedo qualcosa
di nuovo; una foto della quarta classe elementare da me frequentata presso l'Istituto Salesiani della mia città. 23 bambini dentro un'aula, posti su tre righe, i più alti dietro ed i più bassi seduti o in ginocchio, tutti con un grembiulino nero, con lo stesso collettino bianco e con lo stesso fiocco grigio per i maschietti e grigio chiaro per le femminucce. A dire il vero i fiocchi erano blu e rosa ma la foto è in bianco e nero e quelle tonalità di grigio della foto conferiscono più uniformità.

Che strano, riesco a ricordare i miei compagni anche se non proprio i nomi di tutti. C'era Grattacielo, uno spilungone, il primo in alto a sinistra, e davanti a lui Ciccio, un ragazzotto grasso a cui la classe aveva dato proprio quel nome. Nel mezzo sorrideva Andrea e le suo orecchie a sventola guadagnavano una gran parte della carta della foto stessa. In prima fila sorrideva Giovanni a cui la poliomielite aveva dato un forte schiaffo del quale portava le conseguenze. Maria era la più piccola di statura e vicino a lei stava seduto Pierino con un occhio perennemente socchiuso per nascondere il suo strabismo di cui si vergognava. Dentone si chiamava così per una sua specialità immaginabile mentre l'Abissino prendeva il nomignolo più per i capelli crespi che per il colore della sua pelle scura tutto il contrario del Tedesco di un pallore cadaverico e dai capelli lisci e biondi.

Per una assurda coincidenza o casualità mi è capitato qualche giorno prima vedere una analoga foto di classe del figlio di un mio amico, La foto era a colori ed i vestiti dei bambini la rendevano ancora più colorata. Non si usano più i grembiulini e men che meno i fiocchi al collo. Alcuni dicono che ricordano troppo il truce ventennio fatto di uniformi e disciplina.
Tutto quei bambini sorridevano al fotografo mettendo in mostra, quasi tutti, un bell'apparecchio ortodontico. Tutti uguali, tutti belli, con piccole e trascurabili sfumature.

E' la nuova generazione tirata su con omogeneizzati e preparati alimentari per l'infanzia.
E' la nuova generazione che scoppia di salute, ipervaccinata contro tutto e a copertura antibiotica per tutto. Penso che dove non riesce il grembiulino ed il fiocco ci pensa Plasmon a rendere uniformi i bambini ma questa è una mia opinione personale come mia rimane la


NAUSEA
:-(


Saturday, August 07, 2010

GENTE COSI'

Ormai da qualche anno vivo, in affitto, in un palazzo nobiliare antico. La nobiltà di quest'immobile è visibile all'ingresso dove una enorme aquila, credo in gesso, sovrasta, all'interno, il portone mentre una vetrata colorata, posta di fronte ad esso, limita l'accesso a quello che nei tempi scorsi sarebbe dovuto essere un giardinetto mentre oggi è il deposito di ingombranti serbatoi d'acqua e di una rumorosissima autoclave. La nobiltà decaduta si apprezza anche dalla polvere che incipria gli stucchi delle scale, ne oscura le lampade e dai mattoni del mio piccolo appartamento che si staccano con maggiore frequenza.

All'esterno dello stabile vi sono dei negozi, alcuni dei quali, ultimamente con maggiore frequenza, cambiano i proprietari delle licenze e le categorie merceologiche mentre il più piccolo di questi espone con fierezza un'insegna sull'ingresso, in lamiera con una scritta in corsivo verde scuro su sfondo crema; F.lli Grimaldi - Sartoria dal 1926.

Il vecchio sig. Grimaldi lo trovo ogni giorno seduto su di una umile sedia vicino alla porta, chino su qualche stoffa a cucire ed appoggia un piede su di uno sgabello che serve da banchetto per i "ferri" del mestiere: matassine di filo, una forbice, un gessetto, un ditale e piccoli altri oggetti. L'altro fratello, ho saputo, è deceduto già da qualche anno ed altre due persone, un ragazzo ed un uomo quarantenne lo aiutano ad andare avanti con il lavoro.

Il signor Grimaldi è una brava persona e mi piace scambiare qualche parola con lui.

"Come va, signor Grimaldi?" chiedo dopo averlo salutato. "Bene ma ... potrebbe andare meglio o ... forse non andrà mai meglio di così!" mi risponde storcendo un po' la bocca.

"La crisi, vero?" chiedo con quel po' di retorica e "No ... non è crisi. Anzi , a dire il vero, non ho mai accusato la crisi in questo settore. Ma si accomodi. Prenda quella sedia e si sieda. Qui, vicino a me! Scambiamo due chiacchiere" .

"Vede! Ho il negozio pieno di buste di negozi di abbigliamento di una gran parte della città. " dice. "Bene! No?" chiedo pur sapendo che proprio in quelle buste sta l'origine della smorfia al viso del signor Grimaldi. "Si, certo che si ma ... si tratta di lavori semplici, di routine. A questi debbo accorciare i pantaloni e stringere qualche abito, mentre a quelli debbo cambiare i bottoni o aprire qualche asola. Tutti lavori così, senza interesse, senza gioia. Lo sa? si deve lavorare anche per la gioia oltre che per il denaro. Anzi..." e si interrompe con la stessa smorfia al volto di prima.
"Anzi ?" chiedo per sentirne il ragionamento. Il vecchio sarto appoggia ciò a cui lavorava sulle gambe, si toglie gli occhiali e ricordando i tempi andati dice: "Una volta si lavorava per poco e quel poco sembrava moltissimo. Eravamo tutti povera gente ed il sarto serviva a nascondere la povertà. Quante volte ho "girato" cappotti e giacche! e certe volte l'interno era più logoro della parte in superfice ! Ricordo anche quando con Emilio, mio fratello, prendevamo le misure di qualche abito da produrre per il matrimonio del cliente. Sempre con qualche mezza taglia in più perchè, dopo il matrimonio, spuntava la pancetta. E quel cliente ritornava, dopo qualche anno, perchè si doveva fare qualche altro lavoro, sempre allo stesso abito. Dover dire ad un cliente che non c'era più nulla da fare per il suo vestito era come riferire una diagnosi cattiva, infausta. Ricordo anche il viso di quelle mamme che portavano i pantaloni nuovi dei loro figli bucati sulle ginocchia per una caduta durante una partita di calcio. Aspettavano in preghiera una nostra sentenza il più delle volte molto mite. Ma eravamo sarti e la sartoria era il nostro lavoro. Poi sono venuti i signori Marzotto, Lebole, Sanremo con i loro abiti da catena di montaggio. Tutti uguali, modesti sia nel taglio che nella qualità delle stoffe ma noi servivamo ancora, servivano i nostri ditali per modificare qualche mezza taglia o la lunghezza. Oggi non è più così! La qualità delle stoffe è pessima e gli stessi vestiti debbono servire solo per una stagione o due al massimo. Eppoi ci sono i nuovi tessuti supertecnologici. Li chiamano Hi Tech come la Ceramide o il Teflon oppure il Goratex. Per me sono solo plastica: impossibili da cucire, difficili da regolare, brutti. Pazienza!" e scuote piano la testa come per voiler concludere un discorso doloroso.

"Già! Vero!" dico e subito vengo interrotto "Oggi mi danno 10 euro per accorciare un pantalone e 20 per un piccolo lavoro su un abito di seta. Guadagno bene e non mi posso lamentare ma vuoi mettere?..."

Non è la stessa cosa. Non può essere la stessa cosa. Non potrà mai essere la stessa cosa. Tutto cambia e cambierà tranne che la

NAUSEA
:-)

Wednesday, August 04, 2010

INTERRACIAL


Anna è la mamma di un mio amico ma è come se fosse la mia. Anzi non è mia mamma ma è una mia amica perchè con gli amici si può discutere e comportarsi come con la propria madre non potresti fare.

Sempre attenta alle esigenze degli ospiti e, a volte, ossessivamente attenta a non far mancare un sorriso, una carezza ed un consiglio garbato e, perchè no, anche un rimprovero.

La conosco da sempre e per sempre la vorrò conoscere, le vorrò bene ed averla vicino.
"Buongiorno signora Anna. Come va?" è il mio saluto. "Ciao! Bene! Non proprio bene: benino ... quasi malaccio!" è la sua risposta che mi turba e mi preoccupa. "Che è successo? - chiedo - stai male?" "No no no! ci mancherebbe anche questa. E' che ... scusami, ma non mi va di parlarne!"
Prende da un pacchetto una sigaretta, la sta per accendere dalla parte del filtro, la rigira tra le mani ancora spenta e la ripone nel pacchetto.

"Vuoi un caffe.?" chiede con un sorriso falso come una moneta da tre euro. "Ma si! Così ci calmiamo un pochino! Che ne dici? Mi fai compagnia?" "Ma certo" dice lei e subito dopo porta a tavola una caffettiera e due tazze.
Vuole parlare, lo sento, vuole gridare e sbattere i pugni sul tavolo o in faccia a qualcuno, ha bisogno di dire quel che le rovina lo stomaco. "Che succede?" le chiedo con un tono più energico. "Marina. La mia disgrazia si chiama Marina. Non doveva farmi questo!".

Marina è la figlia venticinquenne, carina, studentessa e lavoratrice, per non pesare sulla famiglia. Una brava ragazza! Un carattere dolce e spigoloso al tempo stesso.
"Perchè disgrazia, cosa ha combinato?"
"Ha un ragazzo!" dice lei "un bravo ragazzo, nulla da dire, serio, simpatico. Ha una laurea e conosce anche tre lingue. Ma ..."
"Vabbè! Ma ti devi pure convincere che Marina ha 25 anni e doveva pur succedere!" accenno in risposta. "No, no. Non puoi capire! Lui è uno straniero, è un senegalese, o liberiano o avoriano non so meglio dire. Per me sono tutti gli stessi". "Cioè? ... Nero?" dico io.

China il capo a far intendere un si ma aggiunge anche un sospiro profondo, agitato e muove le mani come a voler aggiungere qualcosa che non vuole uscirle dagli intestini e le si blocca in petto.

"Ma dai! Su! Non sarà mica Barbablu o che so io! Credo che sarà anche un giovane simpatico conoscendo il carattere di tua figlia. Suvvia! Non è mica l'uomo nero? " e mi accorgo solo dopo averla detta di aver commesso una terribbile gaffe che, per fortuna, viene accolta con un sorriso da Anna.
"Chissà! A me questa storia non piace!" dice lei. "Ma già lo conosci?" chiedo.
"No no no, ma vorrei anche conoscerlo e parlargli. Per vedere che pasta d'uomo è. Ed inoltre ... lasciamo perdere và!"
"Lasciamo perdere cosa?" chiedo ancora.
"Mi sembra che sia anche ... anche!!!"
"Anche?" allungando la sua risposta.
"Musulmano! Non praticante, non fondamentalista ma musulmano. Ecco! E te l'ho detta tutta!" e finalmente respira profondamente come a volere saziare una fame d'aria.

"Beh! effettivamente! avere un tizio per casa che, ... per cinque volte al giorno, ... si stende per terra e ti mostra .... il culo in preghiera non è, ... come dire, proprio il massimo ma ... !!!" Non so cos'altro aggiungere ma sembra che quella mia espressione abbia allietato ancor più Anna che scoppia a ridere.

Abbiamo finito di bere la prima tazzina di caffè ma ne abbiamo bisogno di un'altra e questa volta corretta con della grappa. Molta grappa. "Allah akbar!" è il mio latrato alzando la tazzina. "Prosit!" risponde Anna sorridendo ancora.

Abbiamo la stessa sensazione, la stessa

NAUSEA
:-(

Saturday, July 31, 2010

FACEBOOK



La figlia di un mio amico per dire di non aver capito bene un argomento, un tema o, comunque, un discorso usa una espressione colorita ma di sicuro effetto: "Non c'ho capito una cippa lippa !". La frase rende l'idea in tutto il suo insieme.
Bene: anch'io non c'ho capito una cippa lippa!


Leggo che "Facebook è una piattaforma sociale che ti consente di connetterti con i tuoi amici e con chiunque lavori, studi e viva vicino a te". Non ho proprio tanta dimestichezza con questo genere di connessione informatica ma ho avuto anch'io la curiosità di provare ad entrare in questo mondo molto popolato e, per certi versi, assurdo.


Dopo la registrazione ho seguito i consigli di ricercare i vecchi amici e compagni di scuola e ciò che mi ha sorpreso è che molti di quelli che cercavo erano lì presenti. In orario di lavoro ed ufficio "ho richiesto la loro amicizia" che dopo qualche ora mi è prontamente giunta, segno evidente che molta gente, o almeno molti miei conoscenti ed amici, non hanno proprio nulla di meglio da fare che stare incollati di fronte ad un monitor ed a una tastiera di computer. L'indomani, aprendo la "mia pagina", trovo cinque messaggi.


La curiosità è donna ma io avrò sicuramente qualche ormone femminile di troppo e la cosa mi preoccupa. Apro i messaggi e trovo due richieste di amicizia di persone che mai ho conosciuto in vita mia, due inviti a giochi di società - Hotel city e Pet society - e un "chi sei"? Non conosco chi scrive e diffido sempre a presentarmi per primo. Gioco, invece, con Pet society. Capisco subito che si tratta di un giochino noioso che ha il pregio di inebetirti ancora di più di quanto possa tu stesso pensare. Dopo qualche giorno rientro nella mia pagina e leggo: "Giovanni Tizio e Mauro Caio hanno commentato la foto di Giovanna Sempronio". "Ma che me ne frega"! dico tra me e me.


Scorro la mia pagina e: "Mario Lavezzi ha taggato una foto". Taggare, cosa significa taggare? Non mi va di approfondire. Continuo a scorrere la pagina e trovo due notifiche e mi accorgo di avere 158 amici. E chi lo avrebbe mai detto! Non ho il tempo di rispondere e scrivere qualche rigo che subito altre richieste di amicizia arrivano e domande impertinenti mi fanno credere di non essere poi tanto "antico". Solo dopo ho saputo che quelle ultime domande facevano parte di sondaggi della "piattaforma sociale" che nulla avevano di statistico o di scientifico ma erano un passatempo. Già! un passatempo non molto dissimile da una vecchia "catena di sant'Antonio" di una volta.


Non ne esco più ! Come si fa a smettere ?
Rispondo alle ultime due richieste di amicizia, scrivo qualche parola nella bacheca di chissà chi è, dò da mangiare ad un cavallo della Pet Society e chiudo tutto. Ho


NAUSEA
:-(

Friday, July 16, 2010

NAUSEA ESTIVA


E' da qualche giorno che fa caldo, caldo sul serio e già rimpiangi l'inverno e le giornate di freddo e pioggia che ci hanno accompagnato sino a qualche giorno addietro.
Con il caldo non hai voglia di stare in casa a fondere il climatizzatore che, pare fatto apposta, quando serve c'è sempre qualcosa che non lo fa funzionare come dovrebbe per cui , soprattutto la sera, esci ed accetti qualche invito di un amico di andare fuori, in qualche locale dove hanno provveduto ad apparecchiare dei tavolini fuori.
Speri ardentemente nel fresco degli spazi esterni ma presto avrai le tue delusioni e, con esse, inizieranno le tue sofferenze.

"Un piatto di insaccati e formaggi vari accompagnati da una insalatina fresca" è il consiglio di un giovane-studente-universitario-cameriere, gentilissimo, sorridente, lucido di sudore. "Da bere una spina da 400 doppio malto. Fresca , anzi ghiacciata! Mi raccomando!" è l'esortazione del mio amico che preferisce evidentemente la temperatura esterna della bevanda e degli alimenti ma ne sconosce le calorie ed il potere "riscaldante" soprattutto della birra che subito dopo essere stata bevuta viene restituita al pianeta attraverso un copioso sudore che umetta le nostre camicie e dona una sensazione di caldo ancora più fastidioso.

Ma quella sensazione di calore, anche piacevole a dire il vero perchè è con amici che stai passando una serata, viene interrotta dall'arrivo, all'improvviso, di una limousine bianca: dodici metri di auto, una lunga scritta - Bacirubati - sulle fiancate reclamizza merce di abbigliamento dozzinale per una clientela sempre più priva di gusto. Luci blu a l.e.d., psichedeliche, illuminano il fondo di quell'auto di per sè non proprio fine ma che in compenso quelle luci rendono ancor più orribile e, finalmente, escono gli occupanti che prendono posto negli stessi tavoli dove sto io con i miei amici.

Tre bonazze, appena vestite, sorridono, garriscono alla vita mentre due palestrati cercano subito l'attenzione di un qualsiasi pubblico. Nel mezzo al detto gregge un giovane maschio italiano saluta persone che non ha mai visto in vita sua, sorride ad altri che non conosce e risponde ai sorrisi di altri sconosciuti. Mi colpisce un tatuaggio all'interno dell'avambraccio destro: un Padre Pio in scala 1:1. Questa si che è fede! Ma chi è? Boh! Ma si ! E' lui! - dice all'amica una giovinetta sicuramente poco attenta alle cose vere e serie della vita ma invece così diligente per i programmi TV - E' Fabiano: quello del Grande Fratello. Quale Grande Fratello? il sesto !!! E gli corrono incontro con i loro telefonini pronti a scattare foto ricordo.

Fabiano dopo avere rassicurato i due bovini palestrati che si erano stretti per difendere la vita e la privacy del grande uomo, le abbraccia ad una ad una, sorride ed emette suoni semplici, elementari, da primate, tipo "Aò! e mo? ferme! anvedi! " .
Accompagna i suoni semplici e poco armonici con gesti americanegroidi tipo "V" o il pollice alzato oppure l'indice il mignolo e il pollice alzati mentre l'altra mano sfiora l'inguine: il suo.

Le oche sorridono e starnazzano, i body guards cercano di contenere il pubblico - circa 5 o 6 ragazzini che, forse miopi, si erano avvicinati per vedere chi fosse la star o, molto più probabilmente, per vedere da vicino quell'auto da 12 metri.

La gente del locale, inizialmente infastidita da quella anche se non proprio tumultuosa presenza, ritorna dopo qualche minuto alle faccende che aveva tralasciato, ritorna a discutere, a sorridere, a parlare, a bere, a mangiare.

Anche le due "papere", subito dopo le foto con il divo lo rilegano nei ricordi delle loro cortecce cerebrali formate da poco più di una dozzina di neuroni e ritornano ai tavoli a parlare e a sorridere. Vicino alla lunga auto di 12 metri rimane Fabiano a ripetersi i suoi semplici suoni "Aò! e mo? ferme! anvedi! ": ma non è solo e non se ne è accorto. Ha vicino i due Body Guards che velocemente continuano a guardare a destra ed a sinistra e a contenere una folla che ormai non c'è più. Idioti !

Però! 'sta birra è proprio tosta! Approfitto della vicinanza del giovane, simpatico, studente-universitario-cameriere per chiederne un'altra e "nun me frega n'cazzo se me viene a..."

NAUSEA
:-(

Saturday, June 19, 2010

I ... TALIANI !!!!


Lippi preferisce una squadra "da spogliatoio", improntata cioè nel gioco armonico da stabilire insieme. Preferisce un gioco di squadra che una squadra per giocare e non è un semplice gioco di parole.

Giocatori come Balotelli o Cassano, vere perle del calcio mondiale, sono di pari passo difficili da gestire, nevrili, capaci di grande spettacolo e grande gioco ma intolleranti ai consigli e, men che mai, ai rimproveri del mister.

Lo schema di gioco del calcio nazionale proposto e ben consolidato, meglio inteso come 4 4 2, oggi accusa della lentezza delle ali e della incapacità di fare gioco veloce e preciso al centrocampo.

Mancano le figure mitiche della nazionale per questo schema di gioco.

Mancano i Totti e i Del Piero: e della loro mancanza ne soffrono le punte e Gilardino in particolare che risulta essere una figura avanzata ed esiliata in una posizione del campo assolutamente non servita dal resto della squadra.

Potrebbe sembrare il riassunto di un articolo di certa stampa sportiva specialistica come il Corriere o la Gazzetta dello Sport ma non lo è proprio.

Mi trovo nel salone ed attendo il mio turno e quanto sopra detto è il parere saccente ed attento del mio barbiere che tra un taglio di basetta ed un veloce sforbiciare della zazzera di un cliente disquisisce sulla tattica e sulla strategia dei nostri undici eroi nelle trincee del Sud Africa.

La richiesta di attenzione di un altro cliente che, nell'attesa del suo turno, viene attratto da un articolo e soprattutto dalle foto di una seminuda Belen Rodriguez, bonazza dell'ultima ora, su di un settimanale in abbonamento al salone - Novella 2000 (ndr) - sortisce un velato apprezzamento da un vicino mentre scolpisce una smorfia di disapprovazione sul volto del vate barbiere che viene accolta come un dogma dal discepolo cliente che riceve oltre al taglio del crine la verità profusa. Scuotono la testa entrambi come fosse un rimprovero ed il barbiere, come se nulla fosse accaduto, riprende le sue analisi.

Italiani! Italiani brava gente! Italiani capaci di tutto e di tutto sapienti!

Ho conosciuto gente umbra parlare di andatura di bolina e di beccheggio e di rollio al pari, se non meglio di vecchia gente di mare e gente poco più che ignorante ragionare di diritto costituzionale e valore della Costituzione al pari di giurisdizionalisti polverosi e navigati ed altri ancora parlare di Borsa ed Economia Mondiale da fare arrossire un Draghi che altri non è che un Governatore della Banca d'Italia.

Italiani,! Se non ci fossero bisognerebbe inventarli ma, come le medicine o i tabacchi, dovrebbero essere accompagnati da una didascalia del tipo: "Attenzione l'uso continuo ed esagerato può arrecare danno alla salute e provocare

N A U S E A
:-)




Saturday, May 29, 2010

OLTRE LE POSSIBILITA'



Conversazione reale intrattenuta con un pensionato 70enne della quale riporto i passi più toccanti e di rimprovero alle ultime citazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

"Mi dicono che ho vissuto oltre le mie reali possibilità ma non capisco come!

Sono andato a lavorare a 13 anni prima come ragazzo in un bar poi come edile. La scuola non è che mi piaceva molto ma,
per dire la verità, neanche mi incoraggiarono molto a frequentarla.

Mi dicevano che ero un "edile alle prime armi" ma io sapevo che trasportavo un secchio in
metallo o in plastica pieno di cemento da una parte all'altra. Era pesante quel secchio e troppo magro io e qualche schiaffo sul collo da parte del principale brucia ancora .

Poi, a 18 anni, ho conosciuto una ragazza, Maria. Facevamo grandi progetti bloccati quasi subito da un bambino, il mio primo figlio. Gran bel bambino: non so a chi assomigliava ma mangiava come noi.

Nel frattempo non trasportavo più quel secchio ma mettevo i mattoni uno sull'altro e con un piombo facevo in modo che non cadessero. Ed a mio figlio arrivò il fratellino.

Aumentarono le bocche e le spese e diminuì il lavoro ed il denaro.

Strano! Oggi mi accorgo di non aver
mai fatto fare un viaggio a mia moglie !
Io si che ho viaggiato! Conosco il Veneto come le mie tasche. Ho costruito capannoni industriali per far lavorare persone e poi conosco anche la periferia di Monaco di Baviera, Munchen la chiamano, e la regione del Baden Wurttemberg. Stoccarda è bellissima: lì saldavo sbarre di ferro senza mai capire a cosa potessero servire.

E le notti del deserto, in Algeria, sono indimenticabili, così stellate, fredde, magiche. Peccato però! Peccato per quel puzzo incredibile di gas. Saldavo tubi e mi pagavano. Mi pagavano bene e quei soldi arrivavano a casa, a Maria che li portava in banca per pagare un mutuo: un debito oltre le mie possibilità. Dimenticavo: avevo comprato anche una casa. 70 metri. Molto comoda per tutti noi - eppoi
io ero sempre in giro!- e potevo pagarla comodamente in 20 anni.

Oggi è mia!

I miei figli sono andati via: hanno una loro famiglia adesso. Oggi non voglio andare più in giro per città e neanche Maria lo vuole. Ma l'ha mai voluto? Chissà! Passiamo le nostre serate davanti alla TV. Continuiamo a vivere una vita oltre le nostre possibilità !"


:-(


Wednesday, May 26, 2010

MASS MEDIA



Invito chi legge questo post a smentirmi. E' un invito sincero, senza nessun'altra motivazione se non quella di voler capire se esiste altra vita nel pianeta (mi sto allargando un po' troppo !) a pensarla in questo modo oppure cosa mi sto perdendo e cosa non capisco dei talk show italici.

Sono convinto che uno spettacolo di cui intendo parlare debba far comprendere una determinata argomentazione, discutere un problema che affascina quel dato momento l'opinione pubblica e compito del moderatore, figura insostituibile e nobile, è quella di condurre il discorso al cuore del problema evitando le liti.

Grandi esempi di questi spettacoli sono il celebre David Letterman Show americano e il più noto e caciarolo Maurizio Costanzo Show ormai affidato al ricordo della televisione patria. Entrambi i conduttori sapevano e sanno gestire l'ospite, sapevano e sanno destare l'attenzione del pubblico ed intervallare alla seriosità del tema la leggerezza di una battuta rivolta al pubblico, una risata.

Ieri sera, Giovanni Floris ha condotto l'ennesima puntata di Ballarò.
Tema della puntata l'attuale crisi del mondo occidentale ed in particolare dell'Europa. I modi e metodi per affrontare la crisi e le speranze per un futuro migliore.

L'argomento è serio e capirne qualcosa è ancora più utile. Ma già dall'inizio si capisce che qualcosa non va. Perchè non deve andare.

Un odioso guitto - Crozza - apre la trasmissione con satira di circostanza facendo capire da che parte politica lo staff è schierato, quindi un economista, premio Nobel, discute della cosa in solitaria e finalmente il conduttore presenta gli ospiti: una decina, divisi per fede e credo politico su due file che si fronteggiano, ed un esperto esterno - Nando Pagnoncelli presidente dell'IPSOS, società per il rilevamento di statistiche che tante odiose possono sembrare quanto gradite infine esse sono ai più.

La trasmissione dura circa due ore, comprensive della onnipresente tediosissima pubblicità ed in tutto il periodo un Floris corre gridando avanti ed indietro al centro delle due file per tutta la distanza dello studio di circa 12-15 metri investito dalle grida degli ospiti che tra loro si lanciavano invettive ed accuse.

La domanda che mi sono sempre posto è: "Ma è proprio necessario ed opportuno invitare tanta gente così da far sembrare la trasmissione più un pollaio schizofrenico che un seminario utile per chi parla e, soprattutto, per chi ascolta"? Ho ragione ed i fatti mi confortano. Ed infatti ...

il Floris, correndo come un ossesso, cerca disperatamente di mediare gli ospiti che ormai sembrano essere concorrenti ad una bocciofila. Grida anche lui cercando di imporsi e riportare i discorsi al tema del giorno, di dare la parola ad un ospite che ha gridato di meno, è il caso dirlo, e che viene immediatamente interrotto da altri ululati da un altro ancora. "Vada a farsi fottere!" è il linguaggio usato da un notissimo esponente della sinistra italiana diretto ad un giornalista e "qui si va a puttane!" e la frase che un esponente del centro destra grida a questo punto a chi lo vuol sentire. Ballarò diventa il Bar dello sport.

Dopo qualche chilometro di marcia Giovanni Floris chiude invitando con un sorriso tirato il telespettatore a seguirlo alla prossima puntata mentre in sottofondo si sentono ancora le grida degli stessi ospiti che privi di ogni freno inibitore e dimentichi di essere i partecipanti ad un programma, di essere nelle case di molti, continuano con i loro digrignare di denti, con i loro "Io non l'ho interrotta!" oppure "Adesso tocca a me!" e "Solo due parole e non la interrompo più" manca solo che qualcuno gridasse "W Inter" o che cantasse "Ma che ce frega ma che ce 'mporta!" ed il quadretto sarebbe completo, perfetto

NAUSEANTE
:-)