Saturday, August 07, 2010

GENTE COSI'

Ormai da qualche anno vivo, in affitto, in un palazzo nobiliare antico. La nobiltà di quest'immobile è visibile all'ingresso dove una enorme aquila, credo in gesso, sovrasta, all'interno, il portone mentre una vetrata colorata, posta di fronte ad esso, limita l'accesso a quello che nei tempi scorsi sarebbe dovuto essere un giardinetto mentre oggi è il deposito di ingombranti serbatoi d'acqua e di una rumorosissima autoclave. La nobiltà decaduta si apprezza anche dalla polvere che incipria gli stucchi delle scale, ne oscura le lampade e dai mattoni del mio piccolo appartamento che si staccano con maggiore frequenza.

All'esterno dello stabile vi sono dei negozi, alcuni dei quali, ultimamente con maggiore frequenza, cambiano i proprietari delle licenze e le categorie merceologiche mentre il più piccolo di questi espone con fierezza un'insegna sull'ingresso, in lamiera con una scritta in corsivo verde scuro su sfondo crema; F.lli Grimaldi - Sartoria dal 1926.

Il vecchio sig. Grimaldi lo trovo ogni giorno seduto su di una umile sedia vicino alla porta, chino su qualche stoffa a cucire ed appoggia un piede su di uno sgabello che serve da banchetto per i "ferri" del mestiere: matassine di filo, una forbice, un gessetto, un ditale e piccoli altri oggetti. L'altro fratello, ho saputo, è deceduto già da qualche anno ed altre due persone, un ragazzo ed un uomo quarantenne lo aiutano ad andare avanti con il lavoro.

Il signor Grimaldi è una brava persona e mi piace scambiare qualche parola con lui.

"Come va, signor Grimaldi?" chiedo dopo averlo salutato. "Bene ma ... potrebbe andare meglio o ... forse non andrà mai meglio di così!" mi risponde storcendo un po' la bocca.

"La crisi, vero?" chiedo con quel po' di retorica e "No ... non è crisi. Anzi , a dire il vero, non ho mai accusato la crisi in questo settore. Ma si accomodi. Prenda quella sedia e si sieda. Qui, vicino a me! Scambiamo due chiacchiere" .

"Vede! Ho il negozio pieno di buste di negozi di abbigliamento di una gran parte della città. " dice. "Bene! No?" chiedo pur sapendo che proprio in quelle buste sta l'origine della smorfia al viso del signor Grimaldi. "Si, certo che si ma ... si tratta di lavori semplici, di routine. A questi debbo accorciare i pantaloni e stringere qualche abito, mentre a quelli debbo cambiare i bottoni o aprire qualche asola. Tutti lavori così, senza interesse, senza gioia. Lo sa? si deve lavorare anche per la gioia oltre che per il denaro. Anzi..." e si interrompe con la stessa smorfia al volto di prima.
"Anzi ?" chiedo per sentirne il ragionamento. Il vecchio sarto appoggia ciò a cui lavorava sulle gambe, si toglie gli occhiali e ricordando i tempi andati dice: "Una volta si lavorava per poco e quel poco sembrava moltissimo. Eravamo tutti povera gente ed il sarto serviva a nascondere la povertà. Quante volte ho "girato" cappotti e giacche! e certe volte l'interno era più logoro della parte in superfice ! Ricordo anche quando con Emilio, mio fratello, prendevamo le misure di qualche abito da produrre per il matrimonio del cliente. Sempre con qualche mezza taglia in più perchè, dopo il matrimonio, spuntava la pancetta. E quel cliente ritornava, dopo qualche anno, perchè si doveva fare qualche altro lavoro, sempre allo stesso abito. Dover dire ad un cliente che non c'era più nulla da fare per il suo vestito era come riferire una diagnosi cattiva, infausta. Ricordo anche il viso di quelle mamme che portavano i pantaloni nuovi dei loro figli bucati sulle ginocchia per una caduta durante una partita di calcio. Aspettavano in preghiera una nostra sentenza il più delle volte molto mite. Ma eravamo sarti e la sartoria era il nostro lavoro. Poi sono venuti i signori Marzotto, Lebole, Sanremo con i loro abiti da catena di montaggio. Tutti uguali, modesti sia nel taglio che nella qualità delle stoffe ma noi servivamo ancora, servivano i nostri ditali per modificare qualche mezza taglia o la lunghezza. Oggi non è più così! La qualità delle stoffe è pessima e gli stessi vestiti debbono servire solo per una stagione o due al massimo. Eppoi ci sono i nuovi tessuti supertecnologici. Li chiamano Hi Tech come la Ceramide o il Teflon oppure il Goratex. Per me sono solo plastica: impossibili da cucire, difficili da regolare, brutti. Pazienza!" e scuote piano la testa come per voiler concludere un discorso doloroso.

"Già! Vero!" dico e subito vengo interrotto "Oggi mi danno 10 euro per accorciare un pantalone e 20 per un piccolo lavoro su un abito di seta. Guadagno bene e non mi posso lamentare ma vuoi mettere?..."

Non è la stessa cosa. Non può essere la stessa cosa. Non potrà mai essere la stessa cosa. Tutto cambia e cambierà tranne che la

NAUSEA
:-)

Wednesday, August 04, 2010

INTERRACIAL


Anna è la mamma di un mio amico ma è come se fosse la mia. Anzi non è mia mamma ma è una mia amica perchè con gli amici si può discutere e comportarsi come con la propria madre non potresti fare.

Sempre attenta alle esigenze degli ospiti e, a volte, ossessivamente attenta a non far mancare un sorriso, una carezza ed un consiglio garbato e, perchè no, anche un rimprovero.

La conosco da sempre e per sempre la vorrò conoscere, le vorrò bene ed averla vicino.
"Buongiorno signora Anna. Come va?" è il mio saluto. "Ciao! Bene! Non proprio bene: benino ... quasi malaccio!" è la sua risposta che mi turba e mi preoccupa. "Che è successo? - chiedo - stai male?" "No no no! ci mancherebbe anche questa. E' che ... scusami, ma non mi va di parlarne!"
Prende da un pacchetto una sigaretta, la sta per accendere dalla parte del filtro, la rigira tra le mani ancora spenta e la ripone nel pacchetto.

"Vuoi un caffe.?" chiede con un sorriso falso come una moneta da tre euro. "Ma si! Così ci calmiamo un pochino! Che ne dici? Mi fai compagnia?" "Ma certo" dice lei e subito dopo porta a tavola una caffettiera e due tazze.
Vuole parlare, lo sento, vuole gridare e sbattere i pugni sul tavolo o in faccia a qualcuno, ha bisogno di dire quel che le rovina lo stomaco. "Che succede?" le chiedo con un tono più energico. "Marina. La mia disgrazia si chiama Marina. Non doveva farmi questo!".

Marina è la figlia venticinquenne, carina, studentessa e lavoratrice, per non pesare sulla famiglia. Una brava ragazza! Un carattere dolce e spigoloso al tempo stesso.
"Perchè disgrazia, cosa ha combinato?"
"Ha un ragazzo!" dice lei "un bravo ragazzo, nulla da dire, serio, simpatico. Ha una laurea e conosce anche tre lingue. Ma ..."
"Vabbè! Ma ti devi pure convincere che Marina ha 25 anni e doveva pur succedere!" accenno in risposta. "No, no. Non puoi capire! Lui è uno straniero, è un senegalese, o liberiano o avoriano non so meglio dire. Per me sono tutti gli stessi". "Cioè? ... Nero?" dico io.

China il capo a far intendere un si ma aggiunge anche un sospiro profondo, agitato e muove le mani come a voler aggiungere qualcosa che non vuole uscirle dagli intestini e le si blocca in petto.

"Ma dai! Su! Non sarà mica Barbablu o che so io! Credo che sarà anche un giovane simpatico conoscendo il carattere di tua figlia. Suvvia! Non è mica l'uomo nero? " e mi accorgo solo dopo averla detta di aver commesso una terribbile gaffe che, per fortuna, viene accolta con un sorriso da Anna.
"Chissà! A me questa storia non piace!" dice lei. "Ma già lo conosci?" chiedo.
"No no no, ma vorrei anche conoscerlo e parlargli. Per vedere che pasta d'uomo è. Ed inoltre ... lasciamo perdere và!"
"Lasciamo perdere cosa?" chiedo ancora.
"Mi sembra che sia anche ... anche!!!"
"Anche?" allungando la sua risposta.
"Musulmano! Non praticante, non fondamentalista ma musulmano. Ecco! E te l'ho detta tutta!" e finalmente respira profondamente come a volere saziare una fame d'aria.

"Beh! effettivamente! avere un tizio per casa che, ... per cinque volte al giorno, ... si stende per terra e ti mostra .... il culo in preghiera non è, ... come dire, proprio il massimo ma ... !!!" Non so cos'altro aggiungere ma sembra che quella mia espressione abbia allietato ancor più Anna che scoppia a ridere.

Abbiamo finito di bere la prima tazzina di caffè ma ne abbiamo bisogno di un'altra e questa volta corretta con della grappa. Molta grappa. "Allah akbar!" è il mio latrato alzando la tazzina. "Prosit!" risponde Anna sorridendo ancora.

Abbiamo la stessa sensazione, la stessa

NAUSEA
:-(

Saturday, July 31, 2010

FACEBOOK



La figlia di un mio amico per dire di non aver capito bene un argomento, un tema o, comunque, un discorso usa una espressione colorita ma di sicuro effetto: "Non c'ho capito una cippa lippa !". La frase rende l'idea in tutto il suo insieme.
Bene: anch'io non c'ho capito una cippa lippa!


Leggo che "Facebook è una piattaforma sociale che ti consente di connetterti con i tuoi amici e con chiunque lavori, studi e viva vicino a te". Non ho proprio tanta dimestichezza con questo genere di connessione informatica ma ho avuto anch'io la curiosità di provare ad entrare in questo mondo molto popolato e, per certi versi, assurdo.


Dopo la registrazione ho seguito i consigli di ricercare i vecchi amici e compagni di scuola e ciò che mi ha sorpreso è che molti di quelli che cercavo erano lì presenti. In orario di lavoro ed ufficio "ho richiesto la loro amicizia" che dopo qualche ora mi è prontamente giunta, segno evidente che molta gente, o almeno molti miei conoscenti ed amici, non hanno proprio nulla di meglio da fare che stare incollati di fronte ad un monitor ed a una tastiera di computer. L'indomani, aprendo la "mia pagina", trovo cinque messaggi.


La curiosità è donna ma io avrò sicuramente qualche ormone femminile di troppo e la cosa mi preoccupa. Apro i messaggi e trovo due richieste di amicizia di persone che mai ho conosciuto in vita mia, due inviti a giochi di società - Hotel city e Pet society - e un "chi sei"? Non conosco chi scrive e diffido sempre a presentarmi per primo. Gioco, invece, con Pet society. Capisco subito che si tratta di un giochino noioso che ha il pregio di inebetirti ancora di più di quanto possa tu stesso pensare. Dopo qualche giorno rientro nella mia pagina e leggo: "Giovanni Tizio e Mauro Caio hanno commentato la foto di Giovanna Sempronio". "Ma che me ne frega"! dico tra me e me.


Scorro la mia pagina e: "Mario Lavezzi ha taggato una foto". Taggare, cosa significa taggare? Non mi va di approfondire. Continuo a scorrere la pagina e trovo due notifiche e mi accorgo di avere 158 amici. E chi lo avrebbe mai detto! Non ho il tempo di rispondere e scrivere qualche rigo che subito altre richieste di amicizia arrivano e domande impertinenti mi fanno credere di non essere poi tanto "antico". Solo dopo ho saputo che quelle ultime domande facevano parte di sondaggi della "piattaforma sociale" che nulla avevano di statistico o di scientifico ma erano un passatempo. Già! un passatempo non molto dissimile da una vecchia "catena di sant'Antonio" di una volta.


Non ne esco più ! Come si fa a smettere ?
Rispondo alle ultime due richieste di amicizia, scrivo qualche parola nella bacheca di chissà chi è, dò da mangiare ad un cavallo della Pet Society e chiudo tutto. Ho


NAUSEA
:-(

Friday, July 16, 2010

NAUSEA ESTIVA


E' da qualche giorno che fa caldo, caldo sul serio e già rimpiangi l'inverno e le giornate di freddo e pioggia che ci hanno accompagnato sino a qualche giorno addietro.
Con il caldo non hai voglia di stare in casa a fondere il climatizzatore che, pare fatto apposta, quando serve c'è sempre qualcosa che non lo fa funzionare come dovrebbe per cui , soprattutto la sera, esci ed accetti qualche invito di un amico di andare fuori, in qualche locale dove hanno provveduto ad apparecchiare dei tavolini fuori.
Speri ardentemente nel fresco degli spazi esterni ma presto avrai le tue delusioni e, con esse, inizieranno le tue sofferenze.

"Un piatto di insaccati e formaggi vari accompagnati da una insalatina fresca" è il consiglio di un giovane-studente-universitario-cameriere, gentilissimo, sorridente, lucido di sudore. "Da bere una spina da 400 doppio malto. Fresca , anzi ghiacciata! Mi raccomando!" è l'esortazione del mio amico che preferisce evidentemente la temperatura esterna della bevanda e degli alimenti ma ne sconosce le calorie ed il potere "riscaldante" soprattutto della birra che subito dopo essere stata bevuta viene restituita al pianeta attraverso un copioso sudore che umetta le nostre camicie e dona una sensazione di caldo ancora più fastidioso.

Ma quella sensazione di calore, anche piacevole a dire il vero perchè è con amici che stai passando una serata, viene interrotta dall'arrivo, all'improvviso, di una limousine bianca: dodici metri di auto, una lunga scritta - Bacirubati - sulle fiancate reclamizza merce di abbigliamento dozzinale per una clientela sempre più priva di gusto. Luci blu a l.e.d., psichedeliche, illuminano il fondo di quell'auto di per sè non proprio fine ma che in compenso quelle luci rendono ancor più orribile e, finalmente, escono gli occupanti che prendono posto negli stessi tavoli dove sto io con i miei amici.

Tre bonazze, appena vestite, sorridono, garriscono alla vita mentre due palestrati cercano subito l'attenzione di un qualsiasi pubblico. Nel mezzo al detto gregge un giovane maschio italiano saluta persone che non ha mai visto in vita sua, sorride ad altri che non conosce e risponde ai sorrisi di altri sconosciuti. Mi colpisce un tatuaggio all'interno dell'avambraccio destro: un Padre Pio in scala 1:1. Questa si che è fede! Ma chi è? Boh! Ma si ! E' lui! - dice all'amica una giovinetta sicuramente poco attenta alle cose vere e serie della vita ma invece così diligente per i programmi TV - E' Fabiano: quello del Grande Fratello. Quale Grande Fratello? il sesto !!! E gli corrono incontro con i loro telefonini pronti a scattare foto ricordo.

Fabiano dopo avere rassicurato i due bovini palestrati che si erano stretti per difendere la vita e la privacy del grande uomo, le abbraccia ad una ad una, sorride ed emette suoni semplici, elementari, da primate, tipo "Aò! e mo? ferme! anvedi! " .
Accompagna i suoni semplici e poco armonici con gesti americanegroidi tipo "V" o il pollice alzato oppure l'indice il mignolo e il pollice alzati mentre l'altra mano sfiora l'inguine: il suo.

Le oche sorridono e starnazzano, i body guards cercano di contenere il pubblico - circa 5 o 6 ragazzini che, forse miopi, si erano avvicinati per vedere chi fosse la star o, molto più probabilmente, per vedere da vicino quell'auto da 12 metri.

La gente del locale, inizialmente infastidita da quella anche se non proprio tumultuosa presenza, ritorna dopo qualche minuto alle faccende che aveva tralasciato, ritorna a discutere, a sorridere, a parlare, a bere, a mangiare.

Anche le due "papere", subito dopo le foto con il divo lo rilegano nei ricordi delle loro cortecce cerebrali formate da poco più di una dozzina di neuroni e ritornano ai tavoli a parlare e a sorridere. Vicino alla lunga auto di 12 metri rimane Fabiano a ripetersi i suoi semplici suoni "Aò! e mo? ferme! anvedi! ": ma non è solo e non se ne è accorto. Ha vicino i due Body Guards che velocemente continuano a guardare a destra ed a sinistra e a contenere una folla che ormai non c'è più. Idioti !

Però! 'sta birra è proprio tosta! Approfitto della vicinanza del giovane, simpatico, studente-universitario-cameriere per chiederne un'altra e "nun me frega n'cazzo se me viene a..."

NAUSEA
:-(

Saturday, June 19, 2010

I ... TALIANI !!!!


Lippi preferisce una squadra "da spogliatoio", improntata cioè nel gioco armonico da stabilire insieme. Preferisce un gioco di squadra che una squadra per giocare e non è un semplice gioco di parole.

Giocatori come Balotelli o Cassano, vere perle del calcio mondiale, sono di pari passo difficili da gestire, nevrili, capaci di grande spettacolo e grande gioco ma intolleranti ai consigli e, men che mai, ai rimproveri del mister.

Lo schema di gioco del calcio nazionale proposto e ben consolidato, meglio inteso come 4 4 2, oggi accusa della lentezza delle ali e della incapacità di fare gioco veloce e preciso al centrocampo.

Mancano le figure mitiche della nazionale per questo schema di gioco.

Mancano i Totti e i Del Piero: e della loro mancanza ne soffrono le punte e Gilardino in particolare che risulta essere una figura avanzata ed esiliata in una posizione del campo assolutamente non servita dal resto della squadra.

Potrebbe sembrare il riassunto di un articolo di certa stampa sportiva specialistica come il Corriere o la Gazzetta dello Sport ma non lo è proprio.

Mi trovo nel salone ed attendo il mio turno e quanto sopra detto è il parere saccente ed attento del mio barbiere che tra un taglio di basetta ed un veloce sforbiciare della zazzera di un cliente disquisisce sulla tattica e sulla strategia dei nostri undici eroi nelle trincee del Sud Africa.

La richiesta di attenzione di un altro cliente che, nell'attesa del suo turno, viene attratto da un articolo e soprattutto dalle foto di una seminuda Belen Rodriguez, bonazza dell'ultima ora, su di un settimanale in abbonamento al salone - Novella 2000 (ndr) - sortisce un velato apprezzamento da un vicino mentre scolpisce una smorfia di disapprovazione sul volto del vate barbiere che viene accolta come un dogma dal discepolo cliente che riceve oltre al taglio del crine la verità profusa. Scuotono la testa entrambi come fosse un rimprovero ed il barbiere, come se nulla fosse accaduto, riprende le sue analisi.

Italiani! Italiani brava gente! Italiani capaci di tutto e di tutto sapienti!

Ho conosciuto gente umbra parlare di andatura di bolina e di beccheggio e di rollio al pari, se non meglio di vecchia gente di mare e gente poco più che ignorante ragionare di diritto costituzionale e valore della Costituzione al pari di giurisdizionalisti polverosi e navigati ed altri ancora parlare di Borsa ed Economia Mondiale da fare arrossire un Draghi che altri non è che un Governatore della Banca d'Italia.

Italiani,! Se non ci fossero bisognerebbe inventarli ma, come le medicine o i tabacchi, dovrebbero essere accompagnati da una didascalia del tipo: "Attenzione l'uso continuo ed esagerato può arrecare danno alla salute e provocare

N A U S E A
:-)




Saturday, May 29, 2010

OLTRE LE POSSIBILITA'



Conversazione reale intrattenuta con un pensionato 70enne della quale riporto i passi più toccanti e di rimprovero alle ultime citazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

"Mi dicono che ho vissuto oltre le mie reali possibilità ma non capisco come!

Sono andato a lavorare a 13 anni prima come ragazzo in un bar poi come edile. La scuola non è che mi piaceva molto ma,
per dire la verità, neanche mi incoraggiarono molto a frequentarla.

Mi dicevano che ero un "edile alle prime armi" ma io sapevo che trasportavo un secchio in
metallo o in plastica pieno di cemento da una parte all'altra. Era pesante quel secchio e troppo magro io e qualche schiaffo sul collo da parte del principale brucia ancora .

Poi, a 18 anni, ho conosciuto una ragazza, Maria. Facevamo grandi progetti bloccati quasi subito da un bambino, il mio primo figlio. Gran bel bambino: non so a chi assomigliava ma mangiava come noi.

Nel frattempo non trasportavo più quel secchio ma mettevo i mattoni uno sull'altro e con un piombo facevo in modo che non cadessero. Ed a mio figlio arrivò il fratellino.

Aumentarono le bocche e le spese e diminuì il lavoro ed il denaro.

Strano! Oggi mi accorgo di non aver
mai fatto fare un viaggio a mia moglie !
Io si che ho viaggiato! Conosco il Veneto come le mie tasche. Ho costruito capannoni industriali per far lavorare persone e poi conosco anche la periferia di Monaco di Baviera, Munchen la chiamano, e la regione del Baden Wurttemberg. Stoccarda è bellissima: lì saldavo sbarre di ferro senza mai capire a cosa potessero servire.

E le notti del deserto, in Algeria, sono indimenticabili, così stellate, fredde, magiche. Peccato però! Peccato per quel puzzo incredibile di gas. Saldavo tubi e mi pagavano. Mi pagavano bene e quei soldi arrivavano a casa, a Maria che li portava in banca per pagare un mutuo: un debito oltre le mie possibilità. Dimenticavo: avevo comprato anche una casa. 70 metri. Molto comoda per tutti noi - eppoi
io ero sempre in giro!- e potevo pagarla comodamente in 20 anni.

Oggi è mia!

I miei figli sono andati via: hanno una loro famiglia adesso. Oggi non voglio andare più in giro per città e neanche Maria lo vuole. Ma l'ha mai voluto? Chissà! Passiamo le nostre serate davanti alla TV. Continuiamo a vivere una vita oltre le nostre possibilità !"


:-(


Wednesday, May 26, 2010

MASS MEDIA



Invito chi legge questo post a smentirmi. E' un invito sincero, senza nessun'altra motivazione se non quella di voler capire se esiste altra vita nel pianeta (mi sto allargando un po' troppo !) a pensarla in questo modo oppure cosa mi sto perdendo e cosa non capisco dei talk show italici.

Sono convinto che uno spettacolo di cui intendo parlare debba far comprendere una determinata argomentazione, discutere un problema che affascina quel dato momento l'opinione pubblica e compito del moderatore, figura insostituibile e nobile, è quella di condurre il discorso al cuore del problema evitando le liti.

Grandi esempi di questi spettacoli sono il celebre David Letterman Show americano e il più noto e caciarolo Maurizio Costanzo Show ormai affidato al ricordo della televisione patria. Entrambi i conduttori sapevano e sanno gestire l'ospite, sapevano e sanno destare l'attenzione del pubblico ed intervallare alla seriosità del tema la leggerezza di una battuta rivolta al pubblico, una risata.

Ieri sera, Giovanni Floris ha condotto l'ennesima puntata di Ballarò.
Tema della puntata l'attuale crisi del mondo occidentale ed in particolare dell'Europa. I modi e metodi per affrontare la crisi e le speranze per un futuro migliore.

L'argomento è serio e capirne qualcosa è ancora più utile. Ma già dall'inizio si capisce che qualcosa non va. Perchè non deve andare.

Un odioso guitto - Crozza - apre la trasmissione con satira di circostanza facendo capire da che parte politica lo staff è schierato, quindi un economista, premio Nobel, discute della cosa in solitaria e finalmente il conduttore presenta gli ospiti: una decina, divisi per fede e credo politico su due file che si fronteggiano, ed un esperto esterno - Nando Pagnoncelli presidente dell'IPSOS, società per il rilevamento di statistiche che tante odiose possono sembrare quanto gradite infine esse sono ai più.

La trasmissione dura circa due ore, comprensive della onnipresente tediosissima pubblicità ed in tutto il periodo un Floris corre gridando avanti ed indietro al centro delle due file per tutta la distanza dello studio di circa 12-15 metri investito dalle grida degli ospiti che tra loro si lanciavano invettive ed accuse.

La domanda che mi sono sempre posto è: "Ma è proprio necessario ed opportuno invitare tanta gente così da far sembrare la trasmissione più un pollaio schizofrenico che un seminario utile per chi parla e, soprattutto, per chi ascolta"? Ho ragione ed i fatti mi confortano. Ed infatti ...

il Floris, correndo come un ossesso, cerca disperatamente di mediare gli ospiti che ormai sembrano essere concorrenti ad una bocciofila. Grida anche lui cercando di imporsi e riportare i discorsi al tema del giorno, di dare la parola ad un ospite che ha gridato di meno, è il caso dirlo, e che viene immediatamente interrotto da altri ululati da un altro ancora. "Vada a farsi fottere!" è il linguaggio usato da un notissimo esponente della sinistra italiana diretto ad un giornalista e "qui si va a puttane!" e la frase che un esponente del centro destra grida a questo punto a chi lo vuol sentire. Ballarò diventa il Bar dello sport.

Dopo qualche chilometro di marcia Giovanni Floris chiude invitando con un sorriso tirato il telespettatore a seguirlo alla prossima puntata mentre in sottofondo si sentono ancora le grida degli stessi ospiti che privi di ogni freno inibitore e dimentichi di essere i partecipanti ad un programma, di essere nelle case di molti, continuano con i loro digrignare di denti, con i loro "Io non l'ho interrotta!" oppure "Adesso tocca a me!" e "Solo due parole e non la interrompo più" manca solo che qualcuno gridasse "W Inter" o che cantasse "Ma che ce frega ma che ce 'mporta!" ed il quadretto sarebbe completo, perfetto

NAUSEANTE
:-)

Saturday, May 15, 2010

PAROLE




Le parole servono per costruire le frasi che servono, a loro volta, ad illustrare un pensiero, a comunicare, a trasmettere sensazioni, rabbia, dolore ed anche nausea.
Le parole quindi come strumento per avvicinare non per allontanare, come un muro invisibile che serve per distinguere chi le usa in un modo anzicchè un altro.

Ho avuto tra le mani un settimanale, un giornalino di quelli dei programmi TV. Niente di eccezionale.
TV MIA è il titolo (da dimenticare) della Cairo Editore (da chiudere) e Sandro Mayer il direttore (da arrestare).
Non serve a nulla. Non sono interessanti i servizi. Brutte le foto. Non serve neanche per lo scopo che si prefigge.
Insomma non vale assolutamente i 70 centesimi che costa.

All'interno un articolo, un'intervista, ha attratto la mia attenzione. "Io e mio marito abbiamo un pitone" è il titolo. Viene intervistata Francesca Inardi, una squinzietta dell'ultima ora nota non so a chi e men che meno per cosa.
Il servizio (sigh!) è di Mattia Pagnini che avrà fortuna probabilmente come fisico nucleare ma non avrà mai, a mio parere, un premio al giornalismo.
La giovinetta, nella breve intervista di due pagine, spiega allo stupito Pagnini di aver voluto sempre un serpente e finalmente, dopo aver convinto anche il marito, ha il suo rettile che gira per casa. "De gustibus non disputandum est" diceva Cesare o chi per lui.
L'intervista (arisigh!) si sarebbe potuta concludere in questo modo ma l'attento Pagnini vuole strafare ed ecco la domanda che fa tremare i polsi:"Com'è avere un pitone per casa?"
La risposta della star mette in moto gli intestini di chi legge:
"E' un animale alquanto particolare con cui nasce un rapporto decisamente diverso rispetto a quello che puoi avere con un cane o un gatto."

Pensa se fosse un rinoceronte o un ippopotamo!

"Un serpente non è in grado di riconoscermi, di capire che io sono la sua padrona".

Però! che bella compagnia!

"Con lui, però, si riesce a stabilire un tipo di comunicazione molto intima; quando mi è vicino, riesce a percepire il mio umore e, con i movimenti del suo corpo, sa amplificare le mie emozioni. E' incredibile !"

Ho una cultura limitata. Non ho studiato abbastanza ed oggi me ne pento più dei miei peccati. Cosa avrà voluto dire o meglio cosa avrei dovuto intendere dal
Pout Pourri di quelle parole? Cosa significa "comunicazione molto intima" oltre a ciò che il mio cervello flaccido e perfido ha inizialmente pensato? Come fa un rettile ad "amplificare le emozioni"? quali emozioni?

Debbo studiare. Prepararmi per un'eventuale intervista su qualsiasi argomento come, ad esempio, la pace, la guerra, l serpenti, gli ippopotami, la crisi economica, l'Inter, Vasco o Valentino Rossi, gli arabi o gli ebrei, perchè non ha importanza di che si parla ma come si risponde. E per qualsiasi domanda la mia risposta sarebbe "non è sicuramente un - animale, persona, squadra, popolo, religione - che ama gli schemi o le generalizzazioni. a prescindere dalle categorizzazioni, dagli stereotipi, dagli attributi che la società impone".

Non significa un cazzo ma vuoi mettere il figurone e la

NAUSEA
:-(

Tuesday, March 09, 2010

BAMBINI



Sto sempre più cambiando. In meglio dicono alcuni mentre altri non condividono proprio. Amo gli altri, quegli "altri". Mi danno speranza.
Ho avuto sempre ed ho terrore dei cambiamenti.
Ritengo opportuno non divagare ed andare al racconto perchè, appunto, di racconto, di un altro racconto, si tratta.
Ieri ero a Bologna.
Un freddo cane condito da una leggera pioggerellina che ogni tanto inzuppava gli abiti di quelli che, come me, hanno pensato: "Ma dai! non pioverà mica?" ed invece....

Sono uscito da poco da un supermercato ed avanzo a passo lento per una di quelle strade della periferia che rendono Bologna ancora più adorabile. Una strada, con un piccolo marciapiede a contatto con dei giardinetti: vuoti proprio per il freddo.

Dal senso opposto vedo giungere una giovane donna con una busta in mano che spinge una carrozzina con un bambino di qualche anno affogato all'interno di un piumino con cappuccio. Un piccolo "Michelin" rosso che riusciva
appena
a girare la testa. E girava la testa verso il fratello alla sua destra, un bel bimbetto di circa cinque anni.

Questi aveva alla vita un cinturone con una fondina tipo Old West ed in mano una pistola giocattolo, a tamburo, che puntava dritta contro il fratellino ed intimava a questi: "Altolà vecchio zeien puzzone! Sssòccia! Mi volevi colpire con la tua frezzia avvelenata e mò io ti uzzido". Clich! Clich! Clich!

Bellissimo! Ma riusciresti mai ad immaginare un cowboy che parli con un forte accento bolognese? E se fosse vero riuscirebbe mai quel cowboy ad uccidere? Assolutamente no, credo.

Piove ancora e dicono che continuerà a piovere per tutta la settimana.
Sssòccia!!! Maledetta "piozzia"!

Continuo a camminare e ripetendo innumerevoli volte la frase del giovanissimo cowboy sorrido e sorrido ancora e con ciò sconfiggo quella puzzosa


NAUSEA
:-)

Sunday, March 07, 2010

CATANIA



Ho già scritto un post su questa città, "Gli altri siamo noi" del 2.2.2008, ed oggi ritorno sull'argomento ed, in particolare, su quella gente. Gente incredibile, assurda, assurdamente irreale, impossibile ma da crederci.
A me è successo e, mi dicono, che normalmente così succede da quelle parti.
Ma procediamo con ordine.

Ho un appuntamento di lavoro a Catania e lì devo recarmi per discuterne i punti e, soprattutto gli interessi. Decido di raggiungere la città in aereo e lì affittare un'auto per muovermi ma già sull'aereo mi viene in mente il traffico di quella città, l'impossibilità di trovare un parcheggio, come raggiungere il mio indirizzo.
No! E' meglio e più opportuno prendere un taxi.
Dopo meno di un'ora di volo atterro a Catania e già quella pista mi mette i brividi.

Non ne ho la competenza ma ho sempre sostenuto che quella pista sia, come dire, un po' "piccola". Me lo fa pensare la frenata brusca al momento dell'atterraggio e l'urlo dei motori che frenano l'aereo. Ciò, ad esempio, non succede a Roma o a Milano dove, credo, quelle piste sono, come dire, "normali" più lunghe, insomma.

Comunque! Prendo il mio trolley ed esco fuori e, sorpresa, non c'è un taxi. Chiedo ad un signore lì del posto che mi risponde gridando "Ciù spiassi a Stancanelli!!" - lo chieda a Stancanelli -. Dallo stesso signore apprendo che Stancanelli è il sindaco, poco amato a dire il vero, ed i tassisti sono in sciopero per un disegno comunale sulla categoria.

"Pigghiassi u 457!" - prenda il 457 - continua ad urlare il brav'uomo cercando di allungarsi il braccio all'inverosimile per indicarmi da dove l'autobus di città, il 457 infatti, partiva. Ma si! prendo l'autobus!

Un euro il prezzo del biglietto dall'aereoporto al centro città contro gli undici di Roma, i sette di Milano e i sei di Bologna ad esempio. Mica poca la differenza!

Il bus sembrava che mi stesse aspettando ed infatti, dopo essermi seduto, con un forte strattone è partito.

Debbo raggiungere via Lorenzo Bolano e so che si trova nella parte nord della città. Dopo qualche minuto chiedo quindi ad una signora sessantenne, lì sull'autobus, se poteva indicarmi qualche altro bus da prendere per giungere in quella via. "Ascutassi, è facili! Appena arriva a femmata i via Etnea, issi chiù avanti e pigghiassi u 25!" - mi ascolti. E' facile! appena arriva alla fermata di via Etnea, vada più avanti e prenda il 25 - Disse quella signora agitando il palmo delle mani, muovendo gli occhi al ritmo delle labbra e...gridando come se qualcuno l'avesse avvisata, sbagliando, che ero sordo. "Ma picchì a via Etnea? Nun'è megghiu che scinni a Stazioni e pigghia u 431 cu porta rittu rittu a via Bulanu?" -Non è meglio che scenda alla Stazione e prenda il 431 che lo porta dritto dritto in via Bolano? - Chiede, gridando, un'altra signora alla prima! "Giustu! anchi u 431 è bonu. Quannu passa!!!" - Giusto! anche il 431 è buono. Quando passa! - dice la prima facendo intendere che i tempi non sono proprio rispettati e comunque lunghi ed aggiunge "Sintissi a mia: u 25 u potta o capolinea e ddà po piggiari u 525 oppuru u 628. Tutti boni su!" -mi ascolti: il 25 lo porta al capolinea e lì potrà prendere i 525 oppure il 628. Sono tutti buoni! - . Ad eccezione del 457 tutti gli altri autobus sono da me indicati a caso non potendone ricordare esattamente i numeri.


"Puvireddu! Chistu stasira arriva!" - poveretto! questo qui arriva stasera! - grida sconsolato un signore rivolgendo lo sguardo a mo di preghiera al tetto del pullman ed avendo attirato la mia attenzione, con voce calma, rauca e, comunque, sempre con alto volume mi dice: "Ora lei scinni a stazioni e pigghia u 67...." - ora lei scende alla stazione e prenda il 67... - "Ma picchì? picchì?" - ma perchè? perchè? - grida la seconda signora rivolta al signore che viene investito come da una imprecazione. "U 67 passa per piazza Indipendenza e nun arriva mai!!!!! Lei" rivolgendosi a me "ava a piggiari u 25....."

L'autobus all'improvviso, nervosamente, sposta a destra. Si ferma. "Giovanottoooo! Lei av'arrivari in via Bolano?" grida un omone poco più che cinquantenne, di circa un quintale, l'autista. Accenno un si con la testa. Con la mano mi fa cenno di aspettare e di avere fiducia in lui.

Come una sentenza della Cassazione quell'invito viene anche condiviso dal resto dei passeggeri che con sorrisi e cenni del capo condividono la decisione dell'autista.

L'autobus riparte e quell'uomo inizia ad armeggiare con il proprio telefonino. "Pippoooo! Unni si? Moviti ddocu!" - Pippo dove sei? aspetta lì? - Dallo specchieto mi fa cenno di avere fiducia. Nel bus ora c'è solo un brusio molto ben tollerabile.
Dopo qualche minuto arriviamo alla stazione ferroviaria. Il 457 si avvicina ad un autobus. "Pippooo! Lassalu in via Bulanu!" - Pippo! Lascialo in via Bolano! - grida l'autista al collega indicando me. "Scinnissi e issi 'nno collega!" - Scenda e vada con il collega -.

Ringrazio quell'uomo e voltandomi ringrazio con un cenno del capo le signore che rispondono con un sorriso soddisfatto al mio saluto.

Saluto con un cenno del capo anche al signore che pregava rivolto al tetto del bus che mi risponde come infastidito con un "Uummh!" ed un cenno della mano.

Salgo su quel pullman e l'autista mi chiede: "Esattamente lei unn'ava ghiri?" - esattamente lei dove deve andare? -. Indico la sede della società. Dopo circa un quarto d'ora l'autobus inizia a rallentare, piano, sempre più, sino a fermarsi. "Arrivato! Scinnissi" - Arrivato! Scenda - .

La mano di Pippo l'autista mi indica la sede della società.
Un cenno del capo ed un sorriso privo di qualche premolare è la risposta al mio "Grazie".


Non posso fare a meno di notare che dove sono sceso non c'è fermata del bus e che l'ingresso alla società è troppo stretto altrimenti Pippo sarebbe entrato con il bus sino alla porta.

Una cortesia in più di Pippo nei miei confronti. Una cortesia per una persona che Pippo non conosceva prima.

A Catania è tutto rumore, grida. Rumore solare che forse disturba ma che dà calore. Grida civili che fanno bene al cuore, riscaldano e non danno


N A U S E A

:-)

Friday, January 01, 2010

AUGURI DA BOLOGNA


Ci sono città nel mondo, poche a dire il vero, da considerare bomboniere per come si presentano al turista, per come la gente lo accoglie e lo ospita.

Bologna è una di queste. Bologna è una bomboniera.

Ho trascorso la notte del 31 dicembre in Piazza Maggiore, dove, su di un lato, era allestito un palco da dove suonavano e cantavano le glorie della nazione: Lucio Dalla, i Negrita e qualche altro ancora dei quali non ricordo il nome ma senza, perciò, farmene una malattia.

Lucio, alla tastiera, inespressivo, quasi annoiato, superiore, a parer mio con l'espressione facciale ormai paralizzata da massicce dosi di botulino, cantava le canzoni che hanno già visto il trascorrere di intere ere geologiche, mentre dietro, proiettato su di un muro del palazzo, un enorme orologio digitale scandiva il tempo, ormai i pochi minuti, che segnalava l'avvicinarsi del nuovo anno.

Meno 3, meno 2, meno 1........AUGURI !!!

Un'esplosione di gioia e di brindisi e di felicità invade la piazza tutta. Una gioia falsa, a mio parere, fatta di risate artefatte, una gioia falsa perchè per la notte di capodanno si deve essere felici e gioiosi e ridere dell'evento e per l'evento.

Al centro di Piazza Maggioere, due grandi gruppi, di circa un centinaia di persone, cercavano di attirare, riuscendovi, l'attenzione su di loro. Il primo un gruppo di nordafricani, tusinini, marocchini, algerini - tanto sono tutti uguali quanto incivili - gridavano al mondo intero la loro gioia con bottiglie di spumantaccio nelle loro mani, il secondo fatto da cingalesi o mauriziani o indiani - tanto sono tutti uguali quanto inutili anche loro - cercava un sorriso condiviso da noi ormai sparuti indigeni.

Per la loro gioia, ai salti facevano seguire un lancio di bottiglie vuote, prima al centro della piazza poi verso qualche vetrina incrinandola, ma ciò era gioia, divertimento, quell'inarrestabile voglia di vivere.
Ma Bologna non sembra più una bomboniera, non lo è più, ma mi pare più la medina del Cairo o di Tunisi o di Algeri - tanto sono tutte città uguali e luride -.
Peccato!
E poi, dopo le risa o con le risa, vomito ed ancora urla e
N A U S E A
:-)

Sunday, October 11, 2009

SANTI, NAVIGATORI E...BUOI



E' vero, facciamocene una ragione! Non possiamo fare a meno nè di santi nè di navigatori e, men che meno, di eroi. Più che di un nostro costume si tratta, ne sono certo, di un gene che ci portiamo dentro il nostro, di noi italiani, DNA.

Un gene maligno, infido, cattivo e, soprattutto, assolutamente inutile. Un gene che trova allocazione, probabilmente, dentro una spira elicoidale a se stante dell'acido del nostro organismo, una spira staccata dal resto della catena ma che ne influenza l'architettura.

Di chi voglio parlare? Ma dell' "eroe" di oggi, di Vittorio Arrigoni. Uguale agli altri e, come gli altri, assolutamente inutile. Inutile come Simona Pari e Simona Torretta - le vispe terese -, come Gabriele Torsello, Jolanda Occhipinti eccetera eccetera eccetera. Ho già scritto di questo "bestiario" e non è il caso ripetersi.

Da un po' di tempo seguo il blog del nostro - http://guerrillaradio.iobloggo.com/ - ed oggi ritengo di essere in grado di potere scrivere qualcosa al riguardo. Sino a qualche giorno addietro il nostro eroe si trovava in una delle zone più calde del pianeta, la striscia di Gaza, ma non ho capito cosa faceva di concreto da quelle parti.

Erano i tempi dei bombardamenti israeliani, dell'operazione bellica denominata "Piombo Fuso" e Vittorio era lì , a Gaza, assieme ad attivisti per i diritti umani dell'ISM - altri sfaccendati ma occupati nel sociale - a correre dentro autoambulanze, a portare soccorso ai feriti - che genere di soccorso? - ad aiutare la popolazione palestinese "vittime della violenza della guerra", ad agitarsi come chihuahua presi dal freddo, ad affrontare i cecchini ebrei che, ad onor del vero, sono un tantino scarsi di mira non riuscendo a beccare un bersaglio tanto grosso come il nostro "bue".

E tra una corsetta su di una autoambulaza, una gita ai confini con le colonie israeliane ed un viaggetto su di un peschereccio palestinese per farsi sparare sempre dagli stessi cecchini - un tantino meno scarsi dal momento che sono riusciti a "beccare" sulla lombata il bovino di cui si parla - scrive! Scrive per "Il Manifesto" a cui manda i suoi articoli grondanti di lacrime tanto quanto truculenti per il sangue e la prolissità!

Per dare corpo agli articoli, sempre uguali e monotoni, cosa c'è di meglio che parlare e descrivere il "pianto dei bambini", l'orrore per "la morte dei bambini" Ah! i bambini! Quante copie in più riescono a vendere "i bambini" e le loro sofferenze. E se i bambini sono morti per azioni belliche ed il nostro manzo ne pubblica le foto evidentemente le vendite aumentano.

Vittorio lo sà e ci torna su volentieri e con sempre più frequenza. Le foto del suo blog documentano la morte. Ma la guerra è la guerra e la morte fa parte del "giuoco" e del business, aggiungo io da cattivo e realista quale sono.

Ed adesso il nostro mammifero, leggo dal suo blog, è ritornato in Italia e la voglia di parlare e scrivere di qualcosa non gli è venuta meno.
Di che si può scrivere allora se qui in Europa guerre non ce ne sono? Ci vuole una idea nuova! Vediamo! di Berlusconi! Ma si! Ed ecco l'ultimo suo post "
Italiano? pizza mandolino e berlusconi mafioso". Originale e, soprattutto, nuovo! Come nuovo è il sigillo al termine di qualsiasi idiota articolo di Vik "bull" Arrigoni: Restiamo umani.

Vorrei consigliare a Vittorio alcuni temi per i prossimi suoi articoli. Temi non sfruttati e di sicuro interesse:
1- La fame nel mondo;
2- il clima e l'effetto serra;
3- la mafia;
4- la pace nel mondo;
5- la scomparsa delle mezze stagioni;
6- strano! Non mi viene in mente altro!

Terribilmente stupido, inutile e
NAUSEANTE
:-(

Sunday, September 20, 2009

ONORE E GLORIA

Sei paracadutisti della Folgore, in Afghanistan, sono morti dilaniati da un attentato kamikaze. Sei ragazzi non ci sono più!

Questi i fatti, nudi e crudi.
Le parole, le parole vuote, pompose ed astratte lasciamole ai tromboni di Stato che da qui a poco riempiranno le pagine dei giornali e le televisioni.
Molti hanno scritto che per questi giovani il loro compito specifico su quel territorio, fatto di deserto, di montagne e di oppio, era di contribuire al processo di pace e di democrazia.

Non ci credo perchè non è così!

Quei sei poco più che ragazzi erano uomini che avevano rovistato tra i pochi sacchi di rifiuti alla ricerca di un lavoro.
Come sempre accade nel sud Italia, hanno trovato solo alcune uniformi ed allora hanno scelto quella a loro più consona, più congeniale , più elegante se vogliamo! Si sono vestiti da parà della Folgore.

Con quell'uniforme hanno cercato di realizzare qualche sogno: un matrimonio, una famiglia, una casa.

Ma anche i sogni hanno un prezzo che va pagato con denaro, solo con il denaro. ed un po' di denaro in più arriva dalle missioni all'estero; in Iraq, in Afghanistan, in Kosovo, in Libano.

Ma oggi quei sei ragazzi non ci sono più ed in compenso sfileranno, dietro le bare, i tromboni di Stato con il loro dolore finto dipinto sui visi, le voci rotte dalla vecchiaia più che dall'emozione, la loro retorica e le televisioni del dolore, che agiteranno i loro obbiettivi alla ricerca di una lacrima, di un pianto, di uno svenimento.

I soliti idioti che a suo tempo scrissero "10.100.1000 Nassirya" oggi hanno scritto "- 6". Pezzenti! Miserabili idioti! Di loro non resterà null'altro che il fastidio della loro presenza.

Ma mi colpisce e mi offende la frase di un sacerdote, un uomo di chiesa "... non sono altro che mercenari". Smetto. Ho

NAUSEA

Friday, July 17, 2009

BREVI VACANZE


Sono tornato, Sono tornato, proprio ieri, da un brevissimo periodo di vacanze in una delle zone più popolate di turisti, soprattutto italiani, di tutto il pianeta Terra; Sinai, territorio estremo sud, Sharm el Sheik.

Sharm el Sheik! strano non mi sono mai interessato a cosa significhi realmente questo nome arabo. Anzi, la cosa non mi interessa per niente!

Quando mi dicevano che sembra nuotare dentro ad un acquario non ci credevo. Non potevo credere che un Dio, una qualsiasi divinità, abbia potuto abbandonare un simile angolo paradiso a..... a..... ad arabi, a mussulmani. Chissà perchè?L'hotel, il mio hotel era enorme, e pieno di....Russi. Italiani? sette in tutto: compreso me, s'intende!

Dopo i primi due giorni di sole e di immersioni viene voglia di fare qualcosa di nuovo, di diverso, ed ecco che la Tourist Menager dell'Hotel, una ragazzotta italiana con un marcato accento toscano, mi mostra una brochure per la visita al...l'acquario di Allah! (sic!) Una zona un po' più a sud da raggiungere con una imbarcazione ed in cui immergersi per vedere veramente un paradiso. Bello! Veramente bello!

Sull'imbarcazione eravamo circa una trentina di persone, tutti italiani, di tutt'Italia. C'era un siciliano, catanese credo, che sapeva apprezzare i luoghi solo se fumava. Fumava sempre, di continuo: credo che non sia entrato dentro la barca per il pranzo perche....fumava.

Un bambino, un bergamasco, non batteva neanche le palpebre per non perdere di un microattimo lo spettacolo che i pesci coloratissimi a pelo d'acqua offrivano. Ed allora gridava verso i genitori come un forsennato "Guarda quello lì, mamma mamma guarda quello giallo" sbatteva i piedi, agitava le mani, sembrava che la sua anima volesse abbandonare il corpo ormai stretto.

Una signora, una milanese, girandosi verso di me ed indicando il mare "Ma guarda che blu intenso! Sembra di essere a Rodi!". Era chiaro che la vecchia voleva parlare della vacanza dell'anno prima - è un classico di noi italiani in vacanza . Di Sharm la vecchia signora ne parlerà l'anno prossimo, ad un altro povero conterraneo, mentre visiterà, chessò, Gerusalemme o New York! Mi alzo senza dare spiegazioni e vado sull'altro lato della barca per evitare il tormento del racconto e l'estasi della babbiona!

Due ragazzi, in viaggio di nozze, sorridono al paesaggio, stanno abbracciati riscaldati dall'eternità che li aspetta e non sentono la forte calura d'Egitto. Non credo che lo spettacolo che la natura offriva li interessava più di tanto. Stavano con noi ma il loro spirito era sopra di noi, perso nell'infinito. Quanto durerà questa eternità? Quanto arderà il sacro fuoco della passione per poi essere coperto dalla cenere di tutta la vita? Macchemenefrega! Fatti loro.

L'imbarcazione si ferma dinnanzi alla costa e la guida egiziana ci invita a tuffarci con le pinne e le maschere. Il ragazzino è il primo a tuffarsi, manco a dirlo, ed io lo seguo. Guardo in giù e mi sembra di volare. Sono leggero e mi muovo con grazia. Sto bene, in pace con Dio e con me stesso.
Non ho
NAUSEA
:-)

Thursday, October 09, 2008

ALT !


"Fermate il mondo! Voglio scendere". Era il finale di un carosello pubblicitario di un amaro, che non ricordo.

Il personaggio, alquanto sfigato, la diceva alla fine di tutto quello che gli capitava ogni volta.

Attualissima espressione: mi sembra proprio adatta anche a noi. O sbaglio?

Dai giornali di qualche giorno fa apprendo che i poliziotti di una volante, durante un servizio di posto di blocco o di vigilanza, in una strada di Palermo vedendo due giovani su di uno scooter ritengono opportuno identificarli.

Alla viste dei poliziotti i due, sempre a bordo del loro mezzo, decidono di scappare inseguiti dalle forze dell'ordine ed imboccano controsenso il Viale della Regione Siciliana, una arteria stradale a grande scorrimento veloce ed affollatissima di mezzi.

L'epilogo scontato è che a seguito di un violento incidente frontale con un'auto Pasquale Ferrara e Giuseppe Giuffrida - così si chiamavano i due - muoiono sul colpo. E fin qui nulla di eccezionale: credo.

Ma continuando a sfogliare i giornali leggo che Antonio Ferrara, padre di uno dei due ragazzi morti, non riescendo a darsi pace, dichiara: “Voglio la verità, voglio sapere come si sono svolti i fatti” - sacrosanto desiderio di un padre! - "...chi ha ucciso mio figlio".
Mi verrebbe da urlare all'affranto padre che ad uccidere il ragazzo e l'amico è stato l'ottusità del conducente del mezzo.

Se non avesse imboccato quell'arteria trafficatissima contro mano sicuramente sarebbero ancora vivi ma continuo a leggere.

L'addolorato padre tiene a dichiarare anche che "Pasquale non era un ladro" e che fuggiva alla vista dei poliziotti perchè "l’assicurazione dello scooter era scaduta". Oh per Bacco!

Chi l'ha detto che i padri sono assenti alle esigenze delle famiglie di oggi? L'affranto padre di Pasquale infatti sapeva che lo scooter era sprovvisto di assicurazione ma permetteva che il ragazzo guidasse il mezzo in qualsiasi condizione.

Mi chiedo che cosa avrebbero dovuto fare quei poliziotti alla vista di uno scooter - una Honda 150 cc. - che cerca di dileguarsi, di fuggire. E' il caso di ricordare che il fatto si è verificato alle due di notte a Palermo, dove rapine, omicidi, scippi e furti di scooter sono all'ordine del giorno! Mmmha!

Leggo ancora! "Sulla vicenda il pm di Palermo Annamaria Picozzi ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti. Il reato ipotizzato è omicidio colposo." Omicidio colposo o suicidio colposo? Si tratta di un errore di stampa, di un refuso oppure di una ulteriore perdita di tempo della terza carica dello Stato? Mmmha!

Ma perchè mai omicidio, anche se colposo? Credo che la Polizia debba controllare un automobilista o motociclista. Ne va della sicurezza stradale e della cittadinanza. Un qualsiasi utente della strada quindi deve fermarsi ad un posto di blocco della Polizia e se non volesse fermarsi e per un qualsiasi motivo decidesse di scappare sono, come comunemente si usa dire, "cazzi suoi". Se poi decidesse fuggendo di prendere una strada contromano ad alto volume di traffico veloce deve pur mettere in conto che qualche incidente può capitargli, che si può "rompere le corna", come dicono in Sicilia, o no?
E poi c'è il popolo siciliano, di Palermo, che sofferente per la prematura perdita dei due giovanotti di cui l'umanità potrà farne a meno, che fa? dà alle fiamme auto e cassonetti! Auto di cittadini normali, civili con l'unica colpa di avere parcheggiato lì la propria auto. Mmmha!
Ho nausea! il mondo gira al contrario! Voglio scendere!
>:-(

Sunday, September 21, 2008

LESIONI SEMISERIE DI INGLESE

Dopo molto tempo ieri ho rivisto il mio amico Marco. Era da molto che non ci si vedeva per diversi motivi ma nessuno di questi ha mai turbato la nostra amicizia.
Per l'occasione Marco mi ha invitato a cena, a casa sua. "Mi raccomando alle 20.30 esatte!" ha detto.
Conoscendone la pignoleria e l'alto senso che Marco ha della puntualità, mi presento a casa con mezz'ora di anticipo. Mi viene ad aprire Laura, sua moglie, con le mani leggermente infarinate che agita verso il basso. Mi invita ad entrare: un saluto veloce e sparisce in cucina.
Rimango solo in una stanza in attesa che Marco torni dalla pasticceria dove era andato a comprare qualche dolcetto.
Una pila di libri nuovi, libri scolastici, occupano una angolo della scrivania dello studio. Sono i libri di terzo anno di liceo di Piero, il figlio del mio amico.
Ne prendo uno, di inglese, per ingannare l'attesa.
Dopo qualche pagina mi è chiara subito una verità. Mentre l'umanità tutta si è sempre posta le domande "Chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo?" gli inglesi, caparbiamente chiusi nella loro isola, si sono sempre chiesti, sin da quando io frequentavo lo stesso liceo intendo, e continuano a chiedersi "Where is the pen?" ed a questa domanda le linee di pensiero sono sempre due e due soltanto "The pen is on the table. The pen in under the table!".
Sfoglio ancora con ansia il libro dove il protagonista Henry studia con Betty, gioca con Paul a cricket che credevo fosse il gioco più noioso del pianeta, ed infine chiede all'amica Lisa (pronuncia:Laisa) se la tazza dove era entrata la lucertola era la sua o quella di Paul.
Rimando esterefatto e sgomento ma, per fortuna, Marco irrompe nella stanza e sorridendo mi saluta abbracciandomi e perquotendomi forte la spalla.
Laura ci invita a sederci a tavola. E' tutto pronto.
Guardo con sospetto l'interno del mio bicchiere. Vorrei chiedere a Laura se ha visto qualche lucertola ma non voglio guastare la serata e rompere un'amicizia secolare.
:-)

Saturday, August 23, 2008

L'ANIMA E LA SPADA

Nel magico splendore di Pechino e Shangai i giochi olimpici stanno per giungere alla loro conclusione.

L'Italia, ad oggi, ha un medagliere di tutto rispetto: 7 medaglie d'oro, 8 d'argento e 10 di bronzo.

Sarebbe potuto andare meglio ma, siamo di bocca buona, ci accontentiamo!
I nostri punti di forza, la scherma ad esempio, ci hanno un po' deluso ma, ri-siamo di bocca buona, va bene così!

Mi sembra che i risultati pratici, le medaglie per intenderci, sono inferiori a quelle ottenute nella passata edizione (per la cronaca 10 ori 11 argenti 11 bronzi) quindi ci sarà un motivo di questa debacle.
Cosa sarà successo?
Cosa ha turbato la Nazione ed i suoi atleti?

Riesco a malapena a dormire di notte! ma finalmente si è squarciata la coltre fitta ed è fatta luce sull'arcano!

Margherita Granbassi fiorettista, due medaglie di bronzo alle Olimpiadi di Pechino, rilascia un'intervista nella quale dichiara, con il senno del poi :" Mi sono sentita in colpa per aver gioito delle medaglie, mentre degli innocenti soffrono".
Mi commuovo, scusatemi!
Come fare, cosa fare in questo momento? Come agire se si è un campione, si è contribuito alla riuscita dello spettacolo olimpico, per poi scoprire che nello stesso momento, nello stesso paese, si reprimevano le manifestazioni del popolo tibetano?
Condivido le stesse domande con il fine giornalaio che si pone i dubbi.
Dopo un periodo di riflessione Margherita Granbassi, la nuova Lady Ostar, due bronzi alle Olimpiadi di Pechino - si è applicata poco la ragazza! - ha preso una decisione.
Mi tremano i polsi, scusatemi!
Quale sarà? cosa fara mai? chiederà un colloquio con il capo Hu Jintao per denunciare pubblicamente le condizioni del popolo tibetano? No.
E senza arroventarmi il cervello conosco subito la mossa politico-sociale-militare della figlia di D'Artagnan. "Il mio gesto pro Tibet: donerò la maschera al Dalai Lama" e continua "La stessa maschera che mi ha protetto a Pechino, vorrei che potesse servire a lui per proteggere il suo popolo".
A questo punto piango, scusatemi!
Il giornalaio, a corto di sensazionalismi aggiunge di suo: "Un regalo simbolico che nel linguaggio di una schermitrice significa difesa e protezione da un avversario che ti attacca".
A questo punto svengo, scusatemi!
La moschettiera italiana, continua l'articolo "vive da tempo il dilemma di un'atleta che ha partecipato ai Giochi di Pechino pur sapendo che la perfetta organizzazione nascondeva ombre nel delicato campo dei diritti umani". Non m'era parso a dire il vero!
"Invito gli atleti che sono ancora a Pechino a fare la loro gara e dopo, soltanto dopo, manifestare a favore del popolo tibetano" continua Lady Oscar con il senno del poi.
Ma ecco la domanda delle cento pistole del fine giornalaio che sembra essere sceso da Alpha Centauri: "Non crede che le Olimpiadi possano servire a qualcosa, magari ad avvicinare la Cina ai valori occidentali?

e Lei, la spadaccina: "A questo punto credo che le Olimpiadi siano state inutili. L'organizzazione impeccabile, lo splendore esibito in questi giorni nasconde altre verità...".
Trasecolo, imploro la verità, bramo la luce ed il sapere!
"...come le medaglie coniate per questa edizione: davanti l'oro, l'argento, il bronzo, dietro la giada che mi risulta provenire dallo sfruttamento di molti lavoratori".
A questo punto, scusatemi ma ho
NAUSEA
:-(

Friday, August 08, 2008

COOPERANTI E COOPERAZIONE 2


Eccola là! Come temevo l'intervista è giunta.

La infermiera professionale amministratrice Jolanda Occhipinti, intervistata appena giunta a Roma ha subito dichiarato: "Sono felice di essere libera, di parlare italiano e di fumare". Evidentemente durante la segregazione non poteva permettersi il maledetto viziaccio!

"Ringrazio tutta la gente che ha lottato con noi". Pochini a dire il vero!

Poi la cooperante umanitaria della Ong Cins (sigh!), che non è la sigla di una organizzazione cinese, viste le olimpiadi, ma di un ente inutile di cui mi piacerebbe sapere di più, ha aggiunto: "Non siamo mai stati maltrattati dai rapitori ma sempre rispettati". Ed io che temevo il contrario!

"Con me non sono mai stati sgarbati o offensivi". Ribelli si ma comunque geltlemen. La gentilezza e la cordialità sono di questo mondo!

"Mi e' mancata certamente la presenza di una figura femminile, dato che erano tutti uomini. Noi eravamo bendati, e non li abbiamo mai visti". Perbacco!

"Comunicavamo con un poverissimo inglese". L'ignoranza è un debito che si paga per tutta la vita!

"I rapitori non ci hanno spiegato i motivi del nostro sequestro: ci sono situazioni molto complesse in Somalia, ma non sembravano avere nulla di particolare contro di noi". Si tranquillizzi Iolanda! Volevano solo denaro. Soldi e basta! "Money money money" cantava Liza Minnelli!

Ed infine la tanto attesa frase di circostanza comune a tutti i sequestri e sequestrati: "Non escludo di tornare nel Paese - conclude l'operatrice umanitaria amministratrice infermiera specializzata cooperante umanitaria della Ong Cins Iolanda Occhipinti - Ho sempre lavorato nella cooperazione; abbandonare la Somalia significherebbe dare ragione ai rapitori". Ragione di che? Ragione di che cosa?

"Non si puo' infatti estendere a centinaia di migliaia di persone, e di bambini, un atto compiuto da pochi individui". Ah i bambini! i bambini hanno sempre bisogno di operatori umanitari amministratori infermieri specializzati cooperanti umanitari della Ong Cins. A volte più delle mamme!
Ho
NAUSEA
:-(


Thursday, August 07, 2008

COOPERANTI E COOPERAZIONE


In estate c'è poco lavoro, almeno c'è poco lavoro per me.

Il più della gente è al mare e qualcuno in montagna perciò avendo ben poco da fare vengo attratto ancor di più dalle notizie dei media:
- Madonna in crisi di nervi e di identità alla soglia dei suoi 50 anni;
- i giochi olimpici che destano preoccupazione a Bush per i diritti umani non rispettati dalle autorità cinesi (sic!);
-
qualche operaio, ormai senza nome, che muore sul posto di lavoro;
- il prezzo della benzina che non sale e non vuole neanche scendere;
- il pane e la pasta che non si possono comprare più mentre le zucchine - fissazione dei bookmakers italiani - ultimamente hanno avuto un calo; insomma niente di nuovo e niente di particolarmente interessante ad eccezione dell'articolo sulla liberazione dei nostri cooperanti in Somalia
Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, volontari della Cins (Cooperazione italiana nord-sud).

Ricordo ai distratti che i nostri erano stati rapiti all'alba del 21 maggio in una località a 65 km
a sud di Mogadiscio con un blitz armato.

"La Repubblica" di ieri tranquillizza i lettori riferendo che i nostri sono stati trasferiti a Nairobi e potrebbero arrivare in Italia domani. Le loro condizioni sono discrete. Non ci sono notizie invece sul terzo rapito l'agronomo somalo Yusuf Arale.

I tre lavorano per la Cins! Cos'è questa Cins? a che serve o meglio quale è la sua utilità all'umanita?
Vado alla ricerca del sito e trovo che "Il CINS è una ONG (Organizzazione non governativa) costituita nel 1988; è indipendente, non legata ad alcun interesse politico e religioso, riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, dalle Nazioni Unite, dalla Commissione dell'Unione Europea, da USAID".

Praticamente con ciò si è detto tutto ed ancor di più niente.

"Lo scopo dell'ONG è quello di promuovere azioni di solidarietà al fine di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni più svantaggiate nei Paesi in via di sviluppo. Per conseguire questo scopo il CINS attua interventi di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle principali tematiche che affliggono i Paesi in via di sviluppo. Promuove e realizza attività e progetti volti a generare sviluppo locale sostenibile e opera prevalentemente in partenariato con organizzazioni e autorità locali"
.

Peggio che andar di notte!

Seguono due pagine intere, fitte fitte di amenità, scempiaggini e giustificativi al solo scopo di ottenere contributi e quant' altro da chissà chi.

Ma vediamo un po' che lavoro svolgevano i nostri inviati in Somalia.

Sappiamo che Giuliano Paganini si è recato nel Corno d'Africa per donare la sua esperienza di agronomo mentre Jolanda Occhipinti, infermiera specializzata, ha lasciato Ragusa e la sua famiglia per aiutare gli infermi? No!
Per assistere Medici senza Fontiere o Gino Strada? No!
Per vaccinare i bambini o donare sollievo alle popolazioni bisognose? No!
Ma per fare cosa insomma? L'amministratrice!
L'amministratrice di che cosa? L'amministratrice del CINS e basta. Non è dato a sapere altro!

Popolo di santi, navigatori e amministratori gli Italiani! Italiani gente allegra e furba.

Periodicamente mi ritornano in mente le due vispe Terese, Simona Pari e Simona Torretta, anch'esse impegnate per le ONG a dare il loro contributo umanitario pro Iraky monnezza o la lamentosa Sgrena e lo ieratico Torsello nei luoghi di guerra per informare chissà di che la prima o a far niente l'altro con il minimo comune multiplo che per ottenere la liberazione di tutti, Giuliano e Jolanda compresi, lo Stato ha dovuto pagare grossi riscatti. Grossi riscatti in euro o dollari. Moltissimi euro, moltissimi dollari!

Riesco a contenere a forza un senso di fastidio gastrico! Attendo con ansia le interviste che Jolanda e Giuliano faranno alla stampa.
Immagino quali potranno essere le loro risposte. "Siamo stati trattati bene! Non ci hanno fatto alcun male! E' nostra intenzione ritornare in Somalia dove c'è molta gente che ha bisogno di noi! (e noi di loro!)" ed il senso di fastidio gastrico degenera in

NAUSEA
:-(